Slitta la costituzione del consorzio di imprenditori, si torna a parlare di sinergie sportive cittadine. Unici a mettere mano al portafogli, per ora, i tifosi
Nessuna schiarita sulla crisi biancoverde. A quasi un mese dalle dimissioni di massa dal cda della Mens Sana Basket 1871 e dall’effetto-domino che ha fatto uscire di scena Piero Ricci dalla Polisportiva, non si registrano significative novità in grado di scongiurare il peggio. Fermento c’è, e questo è un fatto positivo, idee pure, ma non si è ancora arrivati alla conta dei soldi disponibili per ripianare i 309k più (cifra approssimativa) 300k euro che costituiscono, salvo sorprese, il disavanzo col quale la gestione della neonata srl cestistica si ritroverà sul bilancio del 30 giugno. Sempre che prima non se ne decida la messa in liquidazione, cioè se ne dichiari la fine anticipata.
La partita non si gioca in campo (purtroppo è così da alcune settimane ormai, a scapito della grande stagione che Alessandro Ramagli e la sua squadra stanno confezionando in un campionato che sta per vederli matematicamente salvi con diverse giornate di anticipo), bensi su di un terreno di equilibri, evidentemente assai complicati da trovare, che ogni giorno accelerano verso una soluzione positiva ma poi subiscono uno stop che porta a rimandare, puntualmente, al giorno dopo.

Finché non ci saranno segnali chiari su tutti questi fronti, l’assemblea “si vive o si muore” della Polisportiva (ad oggi fissata l’8 marzo) potrebbe subire un ulteriore slittamento, ma certo non potrà essere così all’infinito. Nel frattempo gli unici ad aver messo mano al portafogli sembrano i tifosi, coinvolti e convogliati nei (troppi?) rivoli di raccolte-fondi messe in piedi non appena emersa la criticità della situazione: è una grande dimostrazione d’amore, ma è bene essere chiari sul fatto che, da sola, porta ben poco lontano in un contesto che vuol rimettere in sesto un club di natura professionistica.
Matteo Tasso
foto Mens Sana Basket 1871