Dal riacquisto dei trofei biancoverdi finiti all'asta, spuntano due coppe identiche per la vittoria europea del 2002
Sta per tornare a casa, la Saporta.

A proposito, perché abbiamo fatto riferimento alla Saporta e non ad uno qualsiasi dei tantissimi trofei che i nove tifosi (a loro deve andare ben più di un semplice ringraziamento), alternatisi ai pc per dodici lunghe ore dentro la sede senese della aste giudiziarie, si sono aggiudicati lo scorso 25 novembre? La risposta è semplice e sorprendente al tempo stesso. Della Saporta sono infatti state battute all’asta due (2) copie, simili in tutto e per tutto a quella sopra descritta, tanto da rendere difficile distinguere quale sia l’originale e quale, appunto, la copia. Sempre che un originale della Saporta esista effettivamente perché, dato il ritrovamento di questa strana coppia, oltre al dubbio che nasce spontaneo sulla effettiva necessità/motivazione di averne realizzata una copia, le leggende che da tempo circolano sul simbolo dell’unica vittoria europea della storia della Mens Sana rischiano di perdere l’alone di mistero che le circonda e vestirsi, invece, di panni sinistramente autentici.
Voci di popolo hanno raccontato di una coppa smarrita nel viaggio di ritorno da Lione la notte del primo maggio, ma appare assai improbabile perché la Saporta era al suo posto in Piazza del Campo durante la festicciola organizzata la sera del giorno 2 (aspettando gli ultimi reduci della carovana ripartita, alla spicciolata e con ogni mezzo, da Oltralpe) su di un palco improvvisato e forse “rubato” alle precedenti celebrazioni di Santa Caterina e, onestamente, nessun artista/artigiano specializzato in simili opere avrebbe avuto il tempo per realizzarne una identica in così poco tempo. Meno che mai senza avere sotto mano l’originale. Altri spifferi accennavano ad una non meglio precisata collocazione, per così dire, privata della coppa, ma alle facili illazioni che possono derivare da un simile, ipotetico scenario, si può controbattere con l’effimero valore commerciale di quello stesso trofeo e quindi ritenere poco credibili gli “avvistamenti” della Saporta nella teca di cristallo di un salotto, meno che mai nel caveau di una banca. Più recentemente si è letto, nel mare magnum di internet e dei social networks, di una consegna (da parte della Fiba, la federazione internazionale) della coppa alla moglie di Raimundo Saporta, che avrebbe quindi riportato a casa il trofeo intitolato fra il 1999 ed il 2002 al defunto marito (famoso dirigente sportivo spagnolo), lasciando nelle mani dell’ultima squadra vincitrice dello stesso una semplice copia: in realtà, l’unico accenno rintracciabile alla vedova Saporta nelle cronache della Fiba riguarda la sua presenza alla consegna della coppa allo stesso Chiacig, una presenza poi rivelatasi solo virtuale visto il caos creatosi sul campo a fine partita, poco conciliabile con la non giovanissima età della signora Arrette. La quale se ne rimase, sorridente e commossa, seduta al suo posto in tribuna d’onore.
Se il perché delle due (2) Coppe Saporta a tutt’oggi esistenti rimane per il momento irrisolto (alla stregua di una lunga serie di domande, decisamente più scottanti, sul crac finanziario della Mens Sana Basket), il dato di fatto di averle entrambe recuperate, pardon riacquistate, è oggettivo. A chi sarà chiamato ad allestire la futura bacheca mensanina spetta l’ardua decisione se sceglierne una sola (in base a quale criterio però?) oppure esporle entrambe. Nel frattempo, è sicuro, i tifosi senesi si preparano a far divenire “virale” un selfie scattato in mezzo ai due trofei.
Matteo Tasso