LO STRANO CASO DELLA SAPORTA RADDOPPIATA
News inserita il 30-11-2015
Dal riacquisto dei trofei biancoverdi finiti all'asta, spuntano due coppe identiche per la vittoria europea del 2002

Vi
ricordate la Saporta? Se la risposta è “sì, fu il primo successo conquistato
dalla Mens Sana, nel 2002, a Lione, contro Valencia” avete senza dubbio una buona
memoria delle cose biancoverdi ma siete fuori strada. La domanda riguarda la
Saporta intesa non come competizione sportiva, bensì come trofeo, oggetto,
insomma coppa vera e propria: in pratica il piccolo “calice da fiori”
argentato, con base rosso bordeaux, che l’allora capitano Roberto Chiacig
sollevò sotto le volte di Gerland dando il via ad una notte di festa e bagordi
per i duemila che, da Siena, erano saliti nel sud della Francia a tifare
biancoverde in quella ormai lontana finale europea. Sta
per tornare a casa, la Saporta. Lo farà nei prossimi giorni, assieme ad una
vera e propria messe di “sorelle” (maggiori o minori, a seconda
dell’importanza), non appena sarà possibile caricare sopra un mezzo di
trasporto tutti i lotti appena acquistati all’asta da una sottoscrizione
popolare (per il momento i soldi li ha anticipati la Polisportiva Mens Sana
1871, ma da domenica scorsa il Comitato “La Mens Sana è una Fede” ha iniziato
il recupero dei “pagherò” sottoscritti dai tifosi nella scorsa primavera) ed
indirizzarli verso viale Sclavo. Laddove è presumibile verranno messi per
qualche giorno a disposizione degli occhi dei tifosi stessi, magari
associandovi pure qualche evento specifico, e poi dovranno trovare
collocazione, possibilmente in bella mostra (anche se gli spazi sono tutti da
inventare…) e non più nella penombra di un ufficio, alle spalle di una
scrivania come successo in passato. A
proposito, perché abbiamo fatto riferimento alla Saporta e non ad uno qualsiasi
dei tantissimi trofei che i nove tifosi (a loro deve andare ben più di un
semplice ringraziamento), alternatisi ai pc per dodici lunghe ore dentro la
sede senese della aste giudiziarie, si sono aggiudicati lo scorso 25 novembre?
La risposta è semplice e sorprendente al tempo stesso. Della Saporta sono
infatti state battute all’asta due (2) copie, simili in tutto e per tutto a
quella sopra descritta, tanto da rendere difficile distinguere quale sia
l’originale e quale, appunto, la copia. Sempre che un originale della Saporta
esista effettivamente perché, dato il ritrovamento di questa strana coppia,
oltre al dubbio che nasce spontaneo sulla effettiva necessità/motivazione di averne
realizzata una copia, le leggende che da tempo circolano sul simbolo dell’unica
vittoria europea della storia della Mens Sana rischiano di perdere l’alone di
mistero che le circonda e vestirsi, invece, di panni sinistramente autentici. Voci
di popolo hanno raccontato di una coppa smarrita nel viaggio di ritorno da
Lione la notte del primo maggio, ma appare assai improbabile perché la Saporta
era al suo posto in Piazza del Campo durante la festicciola organizzata la sera
del giorno 2 (aspettando gli ultimi reduci della carovana ripartita, alla
spicciolata e con ogni mezzo, da Oltralpe) su di un palco improvvisato e forse
“rubato” alle precedenti celebrazioni di Santa Caterina e, onestamente, nessun
artista/artigiano specializzato in simili opere avrebbe avuto il tempo per
realizzarne una identica in così poco tempo. Meno che mai senza avere sotto
mano l’originale. Altri spifferi accennavano ad una non meglio precisata
collocazione, per così dire, privata della coppa, ma alle facili illazioni che
possono derivare da un simile, ipotetico scenario, si può controbattere con l’effimero
valore commerciale di quello stesso trofeo e quindi ritenere poco credibili gli
“avvistamenti” della Saporta nella teca di cristallo di un salotto, meno che
mai nel caveau di una banca. Più recentemente si è letto, nel mare magnum di
internet e dei social networks, di una consegna (da parte della Fiba, la
federazione internazionale) della coppa alla moglie di Raimundo Saporta, che
avrebbe quindi riportato a casa il trofeo intitolato fra il 1999 ed il 2002 al defunto
marito (famoso dirigente sportivo spagnolo), lasciando nelle mani dell’ultima
squadra vincitrice dello stesso una semplice copia: in realtà, l’unico accenno
rintracciabile alla vedova Saporta nelle cronache della Fiba riguarda la sua
presenza alla consegna della coppa allo stesso Chiacig, una presenza poi rivelatasi
solo virtuale visto il caos creatosi sul campo a fine partita, poco
conciliabile con la non giovanissima età della signora Arrette. La quale se ne
rimase, sorridente e commossa, seduta al suo posto in tribuna d’onore. Se il
perché delle due (2) Coppe Saporta a tutt’oggi esistenti rimane per il momento
irrisolto (alla stregua di una lunga serie di domande, decisamente più
scottanti, sul crac finanziario della Mens Sana Basket), il dato di fatto di
averle entrambe recuperate, pardon riacquistate, è oggettivo. A chi sarà
chiamato ad allestire la futura bacheca mensanina spetta l’ardua decisione se
sceglierne una sola (in base a quale criterio però?) oppure esporle entrambe.
Nel frattempo, è sicuro, i tifosi senesi si preparano a far divenire “virale”
un selfie scattato in mezzo ai due trofei. Matteo Tasso
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