QUANTO È CAMBIATA SIENA IN 50 ANNI? 1965: ADDIO AL TRAFFICO NEL CENTRO STORICO
News inserita il 10-07-2015
Mezzo secolo di storia nella lettera dell'Assessore ai trasporti Stefano Maggi.
 “Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Bracci avevano lanciato l’allarme
fin dal 1953, facendo presenti i pericoli dell’espansione dell’edilizia,
dovuta a una speculazione che non aveva alcun rispetto per la città, e
che non considerava in alcun modo il problema del traffico urbano. A
seguito del loro intervento e del tentativo di edificare la valle delle
fonti di Follonica, nel 1956 fu affidato l’incarico di redigere il piano
regolatore comunale a Luigi Piccinato, urbanista noto a livello
internazionale, insieme Piero Bottoni di Milano e Aldo Luchini di Siena. Il
piano Piccinato stabilì di non edificare nel centro storico,
sviluppando la periferia a nord, dove sarebbe anche stato costruito il
nuovo ospedale. Per fare posto alle automobili in grande espansione,
il piano Piccinato prevedeva due strade di circonvallazione fra piazza
del Sale e Santo Spirito e fra San Domenico e il Duomo, da ottenere con
lo sventramento dei palazzi esistenti. La diffusione dell’auto aveva
infatti condizionato persino il pensiero di illustri urbanisti, che
cercavano di trovare soluzioni per consentire il transito e la sosta dei
veicoli a motore. Con l’avanzata della motorizzazione di massa, la
situazione divenne insostenibile a partire proprio da Siena, che come
poche altre città italiane aveva conservato il tessuto medioevale di
vicoli e stradine. <<Per noi – scriveva nel 1962 Aldo Cairola,
direttore de “La Balzana” – la minaccia viene dalle strade. Strade, ce
lo siamo dimenticati, nate e create per la circolazione pedonale e, in
casi limitati, equestre, oggi costrette a sopportare un gravame
circolatorio eccessivo ed innaturale; strade strette, inadatte alla
circolazione di grossi mezzi motorizzati; strade misurate e concepite
per l’uomo>>. Nel luglio1962, il sindaco Ugo Bartalini vietò la
sosta e la circolazione nell’anello superiore di piazza del Campo,
oltre a limitare la circolazione dei bus turistici. Si trattava del
primo provvedimento concreto preso per contenere il traffico. Il problema delle automobili nei centri storici non era soltanto di Siena o dell’Italia, ma riguardava tutta l’Europa. Nel
novembre 1963 fu pubblicato il volume Traffic in Towns. A study of the
long term problems of traffic in urban areas. Si trattava di uno studio
condotto dal prof. Colin Buchanan per conto del Ministero dei Trasporti
inglese, che faceva una chiara analisi della problematica. La
penetrazione e la circolazione nelle città sarebbero diventate sempre
più faticose e la congestione stradale avrebbe reso pericolosa la vita
dei pedoni, di conseguenza l’ambiente urbano sarebbe divenuto sempre più
invivibile. Secondo Buchanan, la soluzione si poteva trovare
soltanto con una nuova filosofia della circolazione, osservando come ci
si muove all’interno degli edifici moderni, dove esistono sistemi di
corridoi e stanze, queste ultime separate dai corridoi e dedicate
soltanto a una circolazione locale. Che si tratti di un ufficio o di una
cucina, il principio è lo stesso: le stanze sono sempre separate dal
“traffico” di attraversamento. L’Associazione Italia Nostra –
fondata pochi anni prima, nel 1955 – decise di studiare il problema,
affidando nel ’64 la redazione di una memoria all’arch. Achille Neri, il
cui studio, intitolato Alcune proposte di sistemazione del traffico nel
centro storico di Siena, venne stampato e inviato alle istituzioni. Lo
studio prevedeva la riconversione degli ambienti cittadini alla
circolazione pedonale, recuperando il silenzio in città e garantendo una
maggiore sicurezza per chi si spostava a piedi. Occorreva però una
drastica scelta sul numero, sul tipo e sulla velocità dei veicoli
ammessi nel centro, nonché una precisa scelta degli itinerari del
traffico e delle strade esclusivamente destinate ai pedoni. Il
consiglio comunale, entrato in carica nel gennaio 1965, portò al governo
della città una giunta guidata dal sindaco Fazio Fabbrini, assessore
all’Urbanistica Augusto Mazzini. Nel documento programmatico,
presentato al consiglio comunale il 7 giugno, si legge: <<Una
prima importante misura che l’amministrazione prenderà sarà quella della
chiusura al traffico automobilistico di una parte del vecchio centro
storico per ridare alla città, anche in tal modo, tutta la sua
originaria incomparabile bellezza>>. Il progetto per la nuova
disciplina della circolazione nel centro cittadino si basava su due
principi cardine: creare una zona centrale riservata alla circolazione
pedonale e abolire lo scorrimento dei veicoli nel centro storico. Il 6
luglio 1965 venne emanata l’ordinanza del sindaco n. 148, intitolata
Norme particolari di circolazione nel centro cittadino, in vigore
dall’11 luglio. Si trattava di un provvedimento innovativo a livello
internazionale, che avrebbe fatto scuola in Italia e all’estero, ma che
i più non capirono. Le porte di molti negozi si chiusero, le auto
percorsero in corteo le vie cittadine, occuparono Piazza del Campo,
Piazza del Mercato; i clacson suonarono a distesa per ore e ore e il
telefono del Comune squillò ininterrottamente, carico soprattutto di
invettive e minacce. L’Ordine dei Medici, l’Automobile Club e il museo
dell’Opera Metropolitana, insieme ad alcuni privati cittadini,
promossero persino un ricorso gerarchico al ministro dei Lavori Pubblici
contro l’ordinanza del sindaco, che dovette giustificare più volte il
provvedimento emesso. <<Mi colpì in particolare in quei primi
giorni – ha scritto Fabbrini in un libro di memorie – la presenza nelle
vie chiuse di moltissime carrozzine con i neonati che le giovani mamme,
spesso in coppia con i mariti, quasi a voler sfidare gli oppositori,
portavano a spasso per Banchi di Sopra; i capannelli di persone che
conversavano liberamente senza essere costrette ad addossarsi alle mura
per evitare di essere investite e il ritorno di odori che erano stati
soffocati dai fumi di scarico>>. La crisi dell’Amministrazione
comunale, che portò alle dimissioni del sindaco nel maggio 1966, con
l’arrivo del commissario prefettizio, determinò una “marcia indietro” e
il transito nord-sud venne parzialmente riaperto a partire dal settembre
‘66, anche a seguito dei ricorsi presentati al Ministero dei Lavori
Pubblici. La chiusura del centro con la creazione dell’isola pedonale
non venne però messa in discussione e anzi negli anni successivi iniziò
l’estensione dell’isola stessa. Nell’agosto 1972, dopo la lunga
parentesi del commissario prefettizio, il sindaco Roberto Barzanti
aumentò la zona chiusa, vietando l’ingresso alla città dall’area di San
Domenico, e riprendendo un percorso che con successivi provvedimenti è
arrivato fino ai giorni nostri. In un’intervista rilasciata a
Barzanti nel marzo 1983, a distanza di quasi 30 anni dall’elaborazione
del piano regolatore, l’architetto Luigi Piccinato, ormai anziano,
affermava: <<L’adozione del provvedimento che fece pedonale la
parte più cospicua del centro storico – poi, a quel che ne so,
variamente corretto e ampliato – è stata una delle grandi conquiste di
Siena. Tutta l’Italia oggi non solo la imita, ma la studia. Fu un atto
che ha contribuito a salvare la struttura organica – sottolineo questa
parola – di tanti altri centri urbani>>. Da Siena, era quindi
partita una nuova idea urbanistica: invece di sventrare i palazzi per
fare posto alle automobili, allontanare queste ultime dai centri
storici. Era semplice, ma nessuno ci aveva pensato. Oggi, a mezzo secolo
di distanza, siamo chiamati ad adottare provvedimenti analoghi, che
seguono la pedonalizzazione di Banchi di Sopra, con chiusura completa al
traffico di scorrimento, attuata nel luglio 2014”.
Stefano Maggi Assessore all’Urbanistica Traffico e Trasporti del Comune di Siena
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