SULLE ORME DEI PELLEGRINI, LA FRANCIGENA IN UN RACCONTO (3)

News inserita il 18-05-2018 - Ok Siena

La tappa da Siena a Buonconvento è una gioia per gli occhi, paesaggi da cartolina ci acompagnano passo dopo passo, in un piacevole saliscendi su strade di campagna curate e ben tenute, senza troppa fatica e con la voglia di chiacchierare con gli altri pellegrini.

Siena, la figlia della strada, ci saluta a porta Romana in una tersa mattinata primaverile, l'Amiata sullo sfondo svetta come un'isola nel verde mare delle colline tra Arbia e Orcia, la via scende a balzi intramezzando corte salite a lunghe discese, la Certosa di Maggiano si svela all'improvviso nascosta dalla vegetazione, il panorama mozzafiato e la bellezza dell'edificio ne hanno fatto un hotel di lusso, Isola d'Arbia segna l'ingresso nella valle del fiume Arbia che ci accompagnerà fino a Buonconvento, ma il percorso non è nel fondovalle, corre sui crinali delle colline offrendoci ampie viste sulle verdi balze che in primavera rendono il paesaggio magico, il contrasto tra il verde quasi smeraldo delle colline e il bianco delle sinuose strade bianche ipnotizza i viandanti. Scorrono i borghi distesi tra statale e ferrovia giù nel fondovalle: Ponte a Tressa e Cuna con la sua grancia fortificata merita una visita, anche se adesso è totalmente ricoperta da impalcature che la nascondono agli occhi.
Siena continua a far capolino dietro di noi, come se non volesse lasciarci andare, vigilando dall'alto che la strada sia sgombra e sicura per i viandanti.
Gli incontri sono facili da fare, molti si fermano a fotografare il paesaggio: una signora sui settanta, futura nonna, emiliana, mi racconta che è appena ripartita da Siena in direzione Roma facendo una settimana all'anno di cammino, con l'obbiettivo di terminare il viaggio prima della nascita dei nipoti, una ragazza di Vienna viaggia da sola e anche lei ha iniziato a Siena, ma si è messa in cammino un po' di tempo fa percorrendo la Via Romea Fiorentina, l'antica strada che collegava Firenze a Siena attraverso il Chianti, una via ancora poco conosciuta in Italia e ancora meno in provincia. Parlando durante il tragitto, si lamenta della scontrosità senese verso i pellegrini, in particolare verso il rito del timbro della credenziale che per molte strutture turistiche è cosa aliena.
Chiacchierando arriviamo a Quinciano, terrazza sulla Valdarbia e sulle crete senesi, un gruppo di giovani fiorentini si intrattengono chiassosi ammirando i pendii e i colori primaverili: verde e giallo la fanno da padrone. Sono in cammino da San Miniato e vorrebbero arrivare a Roma.
Si scende nel piano costeggiando la ferrovia e si arriva a Ponte d'Arbia, sosta ufficiale e punto di fine tappa, antica mansio anch'essa citata da Sigerico, ma decido di proseguire fino a Buonconvento, risalendo sulle colline alla sinistra del fiume dopo averlo attraversato con il ponte pedonale creato apposta per facilitarne l'attraversamento un'opera utile che garantisce la sicurezza per i viandanti.
L'Amiata si fa sempre più vicina e la vista si allarga alla valle dell'Ombrone che viene attraversato all'ingresso di Buonconvento stavolta sul ponte stradale con un viottolo rasente la carreggiata, un ingresso un po' meno sicuro, se il ci fosse un ponte pedonale sarebbe molto più semplice. Buonconvento, nome evocativo, un luogo ospitale per riposare e rigenerarsi, dal Medioevo ad oggi, terra di Brunello di buona cucina, di paesaggi da cartolina, crocevia di turisti che si innamorano delle colline della Val d'Orcia bevendo calici di buon vino rosso. Un bicchiere ci vuole proprio per brindare alla conclusione di questa tappa, un buon auspicio per quelle che verranno.

Filippo Landi

 

 

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