Giulio Cerpi, ardimentoso in Piazza, fragile nella vita.
Nella storia del Palio sono molti i fantini che, pur avendo ottenuto pochi successi, si sono ugualmente ritagliati un piccolo spazio di notorietà. Tra di essi rientra Giulio Cerpi detto Testina, ricordato forse più per le sue peripezie, dentro e fuori dal Campo, che per le sue 3 vittorie. Fin dal debutto, nemmeno ventenne, nel 1902 nella Pantera, ci si accorse che il Cerpi non era un fantino qualunque ed a rendersene conto in prima persona fu Zarabelle, fantino della Selva, che fu riempito di nerbate dal rampante Testina.

Dopo tante delusioni, arrivò finalmente anche il momento di Testina, nello straordinario di settembre 1913 per la Giraffa, quando diede la rincorsa…dal nono posto e, durante i tre giri, riuscì pure a schivare la bandierata del nicchiaiolo Bianciardi per l’occasione monturato nel Leocorno. Passata la Grande Guerra, il Cerpi si ripresentò vittorioso nel Palio a sorpresa del 17 agosto 1919. Nella carriera ordinaria di agosto, Testina corse nella Torre. La dirigenza di Salicotto riuscì a convincerlo a vendersi nel caso in cui il giorno dopo fosse stato sorteggiato per l’Oca, cosa che puntualmente avvenne ma, in groppa a Scodata, il Cerpi non andò, così come pattuito con i torraioli, a dritto a S. Martino, dove c’era una carrozza ad attenderlo per condurlo lontano, ma proseguì nella sua cavalcata solitaria fino al terzo bandierino. La Torre non digerì lo sgarbo e nel luglio 1920 lo fece punire severamente, ordinando al suo fantino Moscone di tempestarlo di nerbate per tutti e tre i giri. Nel luglio 1921, la sua ultima vittoria, per il Drago su Crognolo, respingendo ogni attacco che gli venne portato da Pirulino nell’Onda.
Fiaccato nel fisico e nell’animo dalle mille battaglie e soprattutto dal vino, di cui era consumatore abituale, Testina corse altre 4 carriere, sino al luglio 1928. Da ricordare senz’altro quella di agosto ’22 quando, vistosamente alticcio, cadde per una prova, rompendosi una gamba, ma chiese ugualmente alla dirigenza della Tartuca di montare, al solo scopo di impedire la vittoria alla Chiocciola con il Meloni, operazione per altro perfettamente riuscita. Terminata la sua esperienza paliesca, Giulio Cerpi continuò a condurre una malinconica vita fatta di sbornie, risse, accattonaggi e miseria fino al termine dei suoi giorni.
Davide Donnini
Foto tratta da www.ilpalio.org