STORIA DEL PALIO: RANCANI

News inserita il 01-08-2018 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Arturo Bocci, il fantino bambino.

Che Arturo Bocci fosse un predestinato, si capì fin dalle sue prime esperienze in Piazza. Abile cavallerizzo con la passione per il Palio, il giovane Arturo fu scelto dalla Chiocciola, appena diciassettenne, per correre le prime due prove del Palio di agosto 1904. Nel Palio successivo il Bocci corse altre prove, ancora per la Chiocciola, venendo smontato solo alla vigilia della carriera.

Nel luglio 1906, Arturo Bocci, ribattezzato Rancani, poté finalmente debuttare per la Selva, ed un anno dopo, ecco arrivare il suo primo successo; la Giraffa gli affidò la menomata Ida e, nonostante i problemi fisici della cavalla, Rancani riuscì a tenere testa ad ogni attacco portatogli da Chiccone nel Montone. Nei Palii successivi, la fortuna voltò più volte le spalle al Bocci, come nell’agosto 1908, quando montò Calabresella per la Chiocciola. Fu quella una carriera rocambolesca e condizionata dalle scorrettezza di Martellino, fantino della Torre che, fermatosi per un giro, attese davanti al palco delle comparse il passaggio di Testina, che correva nella Civetta, per danneggiarlo. In questo trambusto fu coinvolto, suo malgrado, anche il povero Rancani che perse malamente quel Palio e, nel dopo corsa, dovette fuggire dai chiocciolini inferociti che avevano, probabilmente, male interpretato la situazione creatasi e, nella fuga, ferì alcune persone. Per questi motivi, Rancani fu sospeso per cinque anni, che furono successivamente ridotti a tre. Scontata la punizione, la carriera del Bocci svoltò decisamente, grazie alle belle vittorie dell’agosto 1913 nel Montone, contenendo lo spunto finale di Rombios nel Leocorno, e del luglio 1914 nell’Istrice. Ma il suo vero capolavoro fu il cappotto del 1920. A luglio, Rancani corse nel Nicchio su Scodata, riportando la vittoria nel rione dei Pispini dopo ben 19 anni di astinenza, ad agosto si impose invece nel Leocorno su Esperta, negando una vittoria quasi scritta a Picino, e questo sgarro al grande Meloni costò caro a Rancani che, non solo non riuscì più ad alzare il nerbo nelle successive carriere, ma in più di un’occasione dovette subire dure punizioni, sottoforma di nerbate, da parte dei colleghi, sino all’agosto 1928, quando Arturo Bocci decise di appendere, dopo 27 Palii corsi e 5 vittorie,  il nerbo al chiodo.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

 

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