Le norme regolamentari sulle sei corse che precedono la carriera.

La corsa del Palio viene preceduta (almeno quando Giove Pluvio non ci mette lo zampino), dalla disputa di 6 prove aventi, come recita l’art. 71, l’unico scopo dell’addestramento dei cavalli. Tali prove, a norma dell’art.

52.3,
“sono in numero di sei ed hanno luogo la mattina e la sera, a cominciare dal pomeriggio del giorno in cui è avvenuta la consegna dei cavalli, sino al mattino di quello nel quale deve effettuarsi il Palio”. Le contrade hanno l’obbligo di provare collettivamente i loro barberi sul Campo ma, il secondo comma
dell’art. 52 prevede una ipotesi oggi nemmeno più presa in considerazione:
“per circostanze eccezionali l'Autorità Comunale può autorizzare qualche Contrada a provare da sola il proprio cavallo, sempre nel " Campo " e nelle ore all'uopo prescritte”. Eppure, nella storia recente del Palio, c’è anche chi è stato sanzionato per violazione di questa disposizione: nel luglio 1988 la Giraffa, per aver provato, singolarmente e senza autorizzazione, il proprio barbero all’alba del 30 giugno, fu punita con una censura. Il regolamento fissa le modalità di arrivo dei cavalli di ciascuna contrada in Piazza: questi
“debbono essere condotti dal barbaresco con in testa il cappello con la coccarda con i colori della contrada, con la briglia munita di pennacchiera, nella Corte del Podestà del Palazzo Civico, almeno mezz'ora prima di quella che per ciascuna prova l'Autorità Comunale abbia stabilita. L’unico accesso alla Piazza per i cavalli è quello di Via Rinaldini, percorrendo poi il tratto in discesa di San Martino per giungere così nel Cortile del Podestà, dove ciascun cavallo deve occupare il posto corrispondente al numero d'ordine che aveva al momento della sua assegnazione alla Contrada”. La regolamentazione delle prove risale
all’agosto 1707, quando fu stabilito che i cavalli potessero fare 3 o 4 giri di Piazza in orari prestabiliti (dalle 7 alle 8, le attuali 11 – 12) e dalle 23 alle 24 (le attuali 19 - 20). Tutto ciò per evitare che le contrade potessero provare liberamente più volte al giorno i loro barberi.
L’art. 57 precisa come per briglia deve intendersi
“l'insieme dei finimenti (testiera, imboccatura e redini) provvisti di paraombre”. È proibito praticare al cavallo fasciature di qualsiasi genere (e la presenza di una fascia nel posteriore del barbero della Lupa presente durante la carriera del luglio 2007 costò alla contrada di Vallerozzi una deplorazione),
applicare ginocchielli, o corredarli di tutto quanto potrebbe facilitarne la cavalcatura. È del pari vietato somministrar loro, in qualsiasi modo, sostanze eccitanti, praticare frizioni di ogni genere od applicar "perette". Il regolamento consente però, anche se oggi la cosa appare improbabile, data la velocità che raggiungono i cavalli, che essi possano correre sferrati. Queste ultime disposizioni sono ovviamente valide anche per ciò che concerne la corsa del Palio.
L’art. 56 introduce la disciplina delle esenzioni, prevedendo due fattispecie:
l’esonero disposto a seguito di visita veterinaria svolta all’interno dell’Entrone nella mezz’ora precedente la prova, o quello viene comunemente chiamato “esonero di stalla”, introdotto ufficialmente dal 1945.
Quando il barbero non sia in grado di raggiungere la Piazza, la contrada deve avvisare il Comune almeno 3 ore prima della prova in modo che la visita veterinaria avvenga direttamente nella stalla della contrada. In ambedue i casi l’esenzione del cavallo è disposta dal Sindaco e la trasgressione delle regole è punito con la sospensione dalla corsa del Palio. E se negli anni ‘70/’80 le esenzioni abbondavano, a causa delle precarie condizioni fisiche di certi cavalli scelti dai capitani ( e non di rado si è assistito a prove disputate da 5 o 6 cavalli), oggi la pratica dell’esonero è caduta in disuso, tant’è che le ultime esenzioni disposte per le prove risalgono ai primi Palii degli anni 2000.
Davide Donnini
Foto tratta da www.ilpalio.org