Un’inimicizia antica ma oggi sentita solo
univocamente.
La rivalità tra Onda e Torre, sebbene oggi sia sentita solo
dai contradaioli di Malborghetto, è probabilmente la più antica di Siena ed
affonda le sue radici addirittura alla fine del ‘500 per i classici motivi di
confine. Nel ‘600 l’inimicizia si accentuò, ed il Mercato Vecchio fu teatro di
frequenti, e talvolta cruenti, scontri tra le due contrade. Uno scritto del
Bernardini ci testimonia di un violento parapiglia dopo il Palio di luglio
1641, “che se non interveniva la nobiltà sarebbe finito molto male”.

Altri
tumulti si registrano il
2 luglio 1655, durante i quali” morì uno sbirro”, e
pure il
2 luglio 1679. Nel Palio
di luglio 1688 i fantini di Onda e Torre si
danneggiarono a vicenda. Al Casato, un alfiere della Torre che era nel
frattempo sceso dal palco, prese per le redini il cavallo dell’Onda. Questo
gesto fu pagato a caro prezzo dal figurante torraiolo, in quanto finita la
corsa, un ondaiolo
afferrò un’alabarda e colpì a morte l’alfiere di Salicotto.
Tutto ciò portò a conseguenze gravissime, con i negozianti delle due contrade
che licenziarono i commessi della rivale, così come i proprietari delle
abitazioni che sfrattarono gli inquilini dell’altra contrada. Ancora sangue nel
1713.
Nel giorno della patrona S. Anna, la Torre organizzò dei festeggiamenti,
durante i quali nacquero discussioni con gli ondaioli per futili motivi che
culminarono con
l’omicidio del capitano della Torre Orazio Mannotti da parte
dell’ondaiolo Santi Pierucci. Quella notte, per vendicarsi del grave atto,
decine di torraioli muniti di coltelli e bastoni, invasero le strade dell’Onda,
con lo scopo di cercare il Pierucci, che nel frattempo era fuggito via da
Siena. Tutta questa tensione convinse l’Auditore Generale Aurelio Sozzifanti a
convocare, il
10 agosto 1713, i dirigenti delle due contrade davanti al notaio
Grisaldi Tai per firmare
una pace “da durarsi in perpetuo”. Sozzifanti fu
aiutato nel suo compito anche dal castellano di Fortezza Cesare Doni e da
Evangelista Borgia, i quali ottennero il voto favorevole delle due assemblee di
contrada, purché la pace in questione, come tenne a precisare un ondaiolo
nell’adunata generale, non portasse ad “un patto di confederazione con la
Torre”. Da allora i rapporti tra Onda e Torre rimasero per oltre due secoli piuttosto pacifici. Rari
furono i casi di tensione tra le due contrade. Schermaglie si registrarono solo
dopo la carriera del
luglio 1811 conquistata dalla Torre, la cui vittoria fu
contestata dall’Onda che sosteneva come il cavallo di Salicotto montato da
Pettiere avesse compiuto solo due dei tre giri canonici. Gli ondaioli, certi
delle loro argomentazioni, si recarono in Provenzano a cantare il Te Deum dove
trovarono anche i torraioli festanti, ma senza il drappellone, che venne
trattenuto dalle autorità comunali e consegnato soltanto la mattina successiva
alla Torre su decisione del sindaco. Altre minime scaramucce a seguito delle
nerbate di Beppino, fantino dell’Onda a Scansino della Torre nel Palio
di
agosto 1897. I rapporti tra le due contrade si compromisero definitivamente a
seguito del Palio del
3 luglio 1930. La tratta aveva favorito proprio l’Onda e
la Torre rispettivamente con i potenti
Luna e Burattino. E mentre Burattino fu affidato a
Smania, Lina venne inizialmente montata dallo
Sgonfio. Per la prova generale
però, l’
Oca, per impedire la vittoria alla rivale Torre, cedette all’Onda il
suo fantino Angelo Meloni detto
Picino, con lo Sgonfio che passò in Fontebranda. Durante le prova Smania ed il Meloni
vennero più volte a contatto e la susseguente rissa tra contradaioli fu
inevitabile. La sera del Palio Picino, pur essendo di rincorsa, con una grande
progressione prese la testa e conquistò la vittoria. Questa serie di episodi
portò così alla nuova, e stavolta definitiva interruzione dei rapporti tra le
due contrade che si è protratta nel tempo, fino ai giorni nostri.
Davide Donnini - Foto tratta da www.ilpalio.org