STORIA DEL PALIO: LA PROCESSIONE DEL CERO

News inserita il 11-08-2018 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Le origini e la storia della processione del 14 agosto.

Uno dei più importanti appuntamenti legati alle festività senesi di mezz’agosto è il corteo dei ceri e dei censi che si svolge nel pomeriggio del 14 agosto, prima della disputa della terza prova del Palio. La lunga processione che si snoda per le vie del centro storico può essere divisa in due parti, la prima, propriamente religiosa, che parte dalla chiesa di San Giorgio e coinvolge i bambini delle contrade che offrono i ceri alla Vergine, mentre la seconda, di stampo istituzionale, che si accoda alla precedente all’altezza del Chiasso Largo, prevede la presenza dei tamburini e degli alfieri delle contrade che, assieme alle autorità cittadine e contradaiole, accompagnano il drappellone al Duomo per la benedizione. Chiude il corteo, il carro trainato da buoi recante il cero offerto dal Comune di Siena che verrà acceso dal Sindaco, come segno di devozione della città all’Assunta.

Le origini di questa sentita cerimonia si perdono nella notte dei tempi, e sono sicuramente precedenti rispetto a quelle del Palio.

Il primo documento a noi pervenuto nel quale si fa cenno all’offerta di cera alla Vergine risale al 1147 quando, tre fratelli signori di Montepescali, offrirono al vescovo ed al Comune parte dei loro possedimenti come segno di sottomissione a Siena, oltre ad assumersi l’obbligo di portare annualmente due ceri del valore di 5 lire lucchesi, anche se il Cecchini ritiene come già in anni precedenti a quel 1147, altri feudatari avessero compiuto simili gesti, che si ripeterono con il passare del tempo con continuità, come dimostrano gli atti di sottomissione dei conti della Scialenga di Asciano nel 1175, dei conti della Gherardesca di Frosini del 1178, dei signori di Montelatorone (ai quali in cambio della loro donazione di cera fu addirittura offerto il vitto), e della città di Montalcino nel 1212.

Una pergamena del 1200 contiene le disposizioni sull’ordinamento del corteo, riprese in seguito dallo statuto del 1295. L’offerta avveniva in due giorni distinti: il 14 agosto, doveva recarsi in Duomo ogni cittadino senese tra i 18 ed i 70 anni, assieme agli abitanti della contrada ove egli abitava; esclusi da tale obbligo risultavano gli ammalati, i miserabili e chiunque avesse un’inimicizia mortale. I trasgressori venivano puniti con un’ammenda di 20 lire, che saliva a 100 per chi impediva ad altri di partecipare. Il 15 agosto era invece il turno delle comunità soggette a Siena, che dovevano portar tanta cera quanta era la loro importanza. Con ¾ di essa doveva essere realizzato un cero fogliato (dipinto con foglie e fiori),  il restante quarto doveva essere dedicato a ceri del peso di una libbra. Nei 15 giorni precedenti e successivi era prevista l’amnistia per tutti tranne che per i banditi, per i condannati a pene capitali, per i falsari, i traditori ed i ribelli, ed alcuni di essi venivano fatti partecipare al corteo e successivamente messi in libertà. Dai documenti dell’epoca risulta altresì come al termine della cerimonia venisse organizzato un banchetto sul sagrato del Duomo, mentre fuori venivano distribuite a tutti vivande e vino.

Poco si conosce sull’originale percorso del corteo; si pensa che la sua partenza fosse da una delle porte cittadine. Nello statuto del 1262 emerge altresì l’ordine di demolire tutti gli archi ed i ballatoti lignei costruiti lungo le due vie principali (quelle che da Porta Camollia e dall’attuale Porta Romana conducevano a Stalloreggi), che impedivano il passaggio dei numerosi stendardi presenti, a testimonianza della sontuosità e dell’importanza che tale manifestazione ricopriva all’epoca.

La processione è proseguita ininterrottamente sino al 1864 quando, col diffondersi dell’anticlericalismo, fu momentaneamente sospesa, per poi riprendere definitivamente a partire dal 1924.

Davide Donnini

 

 

 

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