STORIA DEL PALIO: IL CORTEO STORICO TRA 400 ED 800

News inserita il 02-10-2017 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Come è cambiata la passeggiata nel corso dei secoli.

Sin dal 400 le feste senesi furono solitamente precedute da sfarzosi cortei durante i quali le contrade comparivano in Piazza (da qui il termine “comparsa”) con figuranti in costume che sfilavano dietro grandi carri raffiguranti episodi storici o mitologici. Una prima precisa descrizione di queste magnifiche parate si ebbe con la celeberrima caccia ai tori del 1546, raccontata con dovizia di particolari nella cronaca di Cecchino Cartajo. Aprivano la sfilata i carri zoomorfi, riproducenti l’emblema della contrada, dietro ai quali sfilavano dei figuranti a piedi o a cavallo e l’alfiere che sventolava la bandiera.

Tali carri avevano un ruolo determinante anche durante la caccia, costituendo il riparo per i cacciatori dalla furia dei tori o degli altri animali selvatici che venivano liberati in Piazza. Alle cacce ai tori, abolite con il Concilio di Trento, fecero seguito bufalate ed asinate, ed i cortei che anticipavano le corse risultarono ancor più belli, grazie anche all’introduzione del Masgalano (dallo spagnolo mas – galan, più elegante), un piatto d’argento ambito dalle contrade quanto, e forse anche di più del Palio stesso e che, così come riporta un documento del 1632, andava in premio alla contrada che ”sarà comparsa meglio con più lindura e minore spesa”. I carri costruiti in quel periodo dalda un capitano, due alfieri con bandiera ed 8 uomini in arme, tutti vestiti alla greca. le contrade persero la loro funzione difensiva, trasformandosi in stupende macchine allegoriche, al cui seguito si trovavano schiere di figuranti, alfieri e suonatori di tromba.
Con l’introduzione del Palio alla tonda si assistette ad un impoverimento nella presenza delle comparse, ed il Comune corse quindi ai ripari fissando un numero minimo di figuranti per ciascuna contrada (da prima 20, poi saliti, con il bando del 1721, a 24).

La situazione cambiò radicalmente nel corso dell’800, quando le grandi macchine allegoriche furono sostituite da comparse di figuranti vestiti alla greca, alla romana o in stile militaresco, il cui numero variava a seconda della disponibilità di ogni contrada. La vera svolta fu però nel 1813, quando il Comune ordinò a tutte le contrade di sfilare con lo stesso numero di monturati, con una comparsa composta In questa occasione fu introdotto nel corteo il Carroccio, dipinto in verde, recante mascheroni con un anello in bocca e trainato da cavalli che ospitava al suo interno i trombi della comunità. Nel pilone centrale veniva issato il drappellone, affiancato dalle bandiere delle 7 contrade non partecipanti. Questo carro sfilò sul tufo per oltre un secolo e fu sostituito nel 1928 dal Carroccio progettato dal Meacci. Nel 1822 furono ammesse al corteo anche le contrade che non correvano, e ciascuna consorella doveva sfilare con 3 alfieri. Un primo rinnovo dei costumi si ebbe nel 1826, con la creazione delle monture alla “spagnuola”, mentre nel 1839 venne dato al corteo un nuovo assetto con l’introduzione dei costumi all’italiana forniti in uso ad ogni contrada dalla Magistratura Civica per 20 anni, dopodiché sarebbero passati nella loro proprietà. Fu riformata anche la composizione della comparsa: un tamburino, due alfieri, il duce con 4 paggi, il barbaresco con il cavallo ed il fantino sul cavallo da parata. A causa di difficoltà finanziarie fu possibile realizzare solo le monture delle dieci contrade partecipanti al Palio di agosto; per il rinnovo delle altre si dovette attendere l’anno successivo. Inoltre, visti i grossi costi per la realizzazione dei costumi e per evitare un rapido logorio delle vesti, fu ordinato di utilizzare le nuove monture solo per i palii di agosto, mentre a luglio si sarebbero dovute usare costumi più vecchi. Con l’avvento del Risorgimento cominciarono a comparire sul Campo monture in stile piemontese, il cui uso durò fino al 1870, anno in cui il Bruco fu la prima contrada a presentarsi vestita alla medievale, con il tamburino che fu sostituito da un trombettiere. Anche altre contrade (Lupa, Montone, Onda) seguirono l’esempio del Bruco, tant’ è che nel 1876 furono realizzati, grazie al coordinamento ed al contributo del Comune che compartecipò alle spese delle contrade, i nuovi costumi che fecero il loro debutto nel 1879. Essi si riferivano al periodo tra il 300 ed il 500 e si rifacevano ai dettami della scuola purista, sorta a Siena nella seconda metà del XIX secolo e che si ispirava alle opere dei grandi artisti rinascimentali. Ultime, ma non meno importanti modifiche ottocentesche, furono quella del 1885 che introduceva nel corteo la fanfara di Palazzo che intonava le note della marcia del Palio, suonata per la prima volta dalla banda comunitativa nel 1837, ed un accrescimento, del numero totale dei figuranti, datato 1887, che prevedeva l’inserimento del figurin maggiore nelle comparse delle contrade e delle rappresentanze comunali che avevano il compito di aprire e chiudere il corteo.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

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