Il furto delle sacre particole ed il mistero della carriera di agosto.
Nel 1730 sappiamo con certezza che fu disputato solo il Palio di luglio, vinto dalla Selva con il fantino Pettinaio. Un alone di mistero avvolge invece la carriera di agosto. Il 14 di quel mese infatti venne trafugata dalla Basilica di S.

Il mistero si infittisce però se consideriamo la presenza di
un drappellone datato 1730 e conservato nel museo dell’Imperiale contrada della
Giraffa. Nel drappellone in questione è rappresentata la Madonna Assunta nella
parte superiore, mentre nella parte bassa, appena sopra la data, troviamo
dipinta una quercia con arnesi da caccia, probabilmente l’emblema della Selva (che
allora non presentava l’attuale rinoceronte) che risultò vincitrice a luglio e
che avrebbe potuto organizzare la “ricorsa” di agosto, fino ai primo anni del
XIX secolo di competenza delle contrade. Solo dal 1802 infatti, l’organizzazione
del Palio alla tonda di agosto divenne totalmente a carico della comunità
civica.
Ma nei registri del Comune non risulta nessuna contrada vincitrice nell’agosto
1730, ed anche la Giraffa non si attribuisce vittorie in quell’anno. Per tutte
queste ragioni, si ritiene che l’unica carriera alla tonda disputata in quel
fatidico 1730 fu quella di luglio. Come sia arrivato quel drappellone nel museo
giraffino è un enigma ancora tutto da risolvere.
Non possiamo chiudere il nostro articolo senza raccontare il più volte citato Palio di luglio 1730, che fu caratterizzato, come molte carriere dell’epoca, da un finale incredibile e dalla solita scazzottata tra contradaioli nel dopo corsa. Partì in testa il Nicchio e conquistò un vantaggio tale che sembrava facile vincitore, ma, tra lo stupore generale, il suo cavallo si fermo a pochi passi dal bandierino, impuntandosi e rifiutandosi di avanzare nonostante i ripetuti incitamenti del fantino Capanna. Sopraggiunse così laSelva con Pettinaio che superò il Nicchio ed andò a vincere. A fine corsa si scatenò un violento parapiglia tra i selvaioli che reclamavano il Palio ed i nicchiaioli che non accettarono la beffa subita. I due popoli si scambiarono “pugni e bastonate fitti come gragnola” ed il drappellone fu fatto a brandelli dal “furore dei contendenti”.
Davide Donnini