STORIA DEL PALIO: 2 LUGLIO 1974

News inserita il 05-01-2024 - Palio - Rubrica Storia del Palio

A sorpresa, è Montone con Pancho e Bazzino.

Alla metà degli anni ’70 iniziò quel ricambio generazionale che, di lì a pochi anni, vide l’entrata in scena di alcuni fantini che diventeranno protagonisti nei decenni a seguire. I primi segnali di questa “rivoluzione” nel parco monte si ebbe nel luglio 1974, emozionante Palio nel quale gli attori principali furono proprio alcune nuove leve del tufo. I favori del pronostico, però, erano tutti per due vecchie volpi della Piazza, Rondone e Bazza chiamati, rispettivamente su Orbello e Panezio, ad interrompere i lunghi digiuni di Bruco e Leocorno.

Altre monte definite subito dopo la tratta furono quelle di Aceto nell’Oca su Tatiana, di Ercolino nella Giraffa su Rucola e di Frasca nella Pantera su Ringo. Molto più complesse furono le scelte delle altre contrade che diedero vita ad un frenetico valzer delle monte concluso, per alcune, solo la mattina della provaccia. Canapino partì dalla Tartuca per finire poi nella Selva sull’esordiente Rimini a sostituire Ciancone. In Castelvecchio, su Rosalinda, andò Giove. La Chiocciola segnò Fildiferro dopo che lo scorretto Robin Hood, fenomeno nelle corse in provincia ma poco adatto alla Piazza, mandò all’ospedale, andando a dritto a San Martino, un fantino a prova. La caduta con infortunio di Tristezza da Pancho, indusse invece il Montone a scegliere Bazzino, figlio di Bazza, che proprio con il giubbetto rosa aveva debuttato, restando girato al canape, l’anno precedente. La Torre, infine, sulla bisbetica Pitagora, alternò il veterano Canapetta ed il giovane Pier Camillo Pinelli, che ebbe la meglio sul veterano fantino laziale nelle scelte di capitan Artemio Franchi, arrivando al Palio con il soprannome di Spillo.

L’ingresso pressoché simultaneo di Montone, chiamato al nono posto, e Chiocciola, di rincorsa, vide tra le più pronte il Bruco, il Leocorno e la Torre. La Chiocciola fu la prima ad eliminarsi andando a dritto a San Martino, curva per nulla gradita a Robin Hood; al Casato, invece, finì il Palio del Bruco, rovinato a terra forse a causa della perdita dei ferri anteriori di Orbello, che coinvolse nella caduta pure il Leocorno. Con un’acrobazia circense, Spillo riuscì ad evitare il groviglio di cavalli e fantini, ritrovandosi in testa, seguito dalla Selva, dallo scosso del Leocorno e dall’Oca, ma al secondo San Martino anche Camillo dovette fare i conti con il vizietto di Pitagora di non voltare. Con una traiettoria bassa e sfruttando l’allargamento di chi li precedeva, Oca e Montone sfilarono davanti ed in questo ordine proseguirono fino al Casato finale. Quando per l’Oca i giochi sembravano quasi fatti, il guizzo del purosangue Pancho fu imparabile per l’esausta Tatiana: dall’interno, Bazzino infilò un incredulo Aceto, involandosi verso una vittoria attesa da 16 anni dal popolo dei Servi e del tutto inaspettata alla vigilia.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

 

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