Al Leocorno la prima carriera disputata dopo la fine della Grande Guerra.
Il Palio del 2 luglio 1919 fu il primo disputato dopo l’interruzione causata dallo scoppio della Grande Guerra. Il 24 maggio 1915 infatti l’Italia dichiarò l’entrata nel conflitto contro Germania ed Austria e, mentre nelle trincee si svolgevano violenti combattimenti, a Siena tutte le manifestazioni paliesche furono sospese. Quando, a fine giugno 1919, la Piazza del Campo tornò a vestirsi a festa dopo quattro lunghi anni, fu una gioia collettiva e per celebrare il trionfo nelle ostilità venne deciso di denominare quella carriera “Palio della Vittoria”.

La tratta del 29 favorì la Chiocciola con Scodata che fu affidata a Picino, l’Aquila con il forte cavallo del cambi e Nappa e la Torre con Stellina e Randellone. Ma nessuna di queste tre riuscì a conquistare il bel drappellone dipinto da Aldo Piantini raffigurante una maestosa Pace Vittoriosa che abbassa la spada ed alza al cielo un ramoscello d’olivo, il tutto sotto gli occhi della Vergine di Provenzano. A quell’epoca i rancori personali tra fantini erano all’ordine del giorno, ed anche tra Nappa e Picino non correva buon sangue, forse a causa di questioni di donne. Il fantino dell’Aquila allora decise di vendicarsi in corsa sul rivale d’amore, accordandosi con Randellone per favorire la vittoria della Torre. Chiocciola ed Aquila partirono appaiate e così rimasero fino al Casato dove Nappa provò a mettere in opera il suo piano, buttare giù il Meloni per dare così via libera alla contrada di Salicotto. Ma Randellone non approfittò della situazione e rimase, suo malgrado, coinvolto nella caduta, finendo a terra assieme agli altri due contendenti. Al terzo giro, dopo che si erano alternate in testa Selva e Lupa, passò definitivamente il Leocorno con il fantino Ottorino Luschi detto Cispa e la debuttante Giacca che resistettero a tutti gli attacchi della Tartuca, protagonista di una bella quanto inutile rimonta.
Questo Palio vide anche l’introduzione di una novità nel cerimoniale: per salutare ed omaggiare i soldati reduci dalle operazioni militari che furono ospitati in un apposito palco, il Comune, su proposta di Augusto Pacini, fece compiere agli alfieri delle diciassette contrade, disposti lungo la spianata, una sbandierata collettiva, chiamata "sbandierata della Vittoria", al termine del corteo storico. Tale sbandierata fu ripetuta pure ad agosto e poi introdotta definitivamente nel rituale, risultando ancora oggi l’ultimo atto della passeggiata storica prima del tanto atteso momento dell’uscita dei cavalli dall’Entrone.
Davide Donnini
Foto tratta da www.ilpalio.org