La prima volta del Polacco e la grande fuga di Lenticchia.
Il Palio dell’agosto 1969 viene ricordato dai contadaioli
del Bruco per i tanti episodi che sono successi, ma soprattutto per un dopo
palio burrascoso che terminò in un modo assai inusuale.
Alla contrada di Via del Comune era toccata in sorte la problematica Macchina
II che fu affidata alle sapienti mani di Ciancone. Il Palio del Gentili però
finì prima del previsto: durante la mossa della quarta prova, infatti, il
fantino laziale cadde rimanendo svenuto a terra e fu condotto in ospedale. Il
popolo di Ovile, a secco di vittorie da 14 anni, fu preso dallo sconforto e la
dirigenza scelse come monta di ripiego il giovane Efisio Bulla detto Lenticchia
che aveva al suo attivo cinque Palii.

Nel frattempo si presentò in contrada uno
strano tipo biondo, con l’accento dell’est Europa, mal vestito e certamente
squattrinato. Era
Luciano Tarlao, ribattezzato successivamente il
Polacco per
le sue origini materne, che cominciò ad arringare la folla e ad esaltare le
proprie doti di cavallerizzo con lo scopo di vestire il giubbetto giallo verde.
Ai più scettici che gli contestavano scarsa attitudine a montare a pelo ed a
resistere alle nerbate che avrebbe preso dagli avversari egli rispose con
spavalderia frasi alquanto improbabili come: “datemi una sciabola ed ucciderò
il nemico”. Nel Bruco era già un eroe e quando la dirigenza si presentò con
Lenticchia ci fu una vera sommossa popolare. Fu allora indetta un’assemblea
straordinaria dove i brucaioli scelsero il Polacco che vestì il giubbetto
giallo verde per la prova generale. Ma le promesse del Polacco di fare fuoco e
fiamme si infransero nella polvere: Tarlao evidentemente poco allenato
cadde
goffamente davanti alla Cappella e fu portato via in ambulanza. Il Bruco andò
allora al Palio con
Lenticchia la cui corsa fu compromessa da una partenza
infelice che rese vana una bella rimonta al terzo giro. E mentre i
nicchiaioli portavano in trionfo
Topolone e Rondone, i brucaioli insoddisfatti
della prestazione tentarono di aggredire Lenticchia che, per sfuggire alle ire
dei contradaioli inferociti, saltò nel
palco a S. Martino per poi
arrampicarsi
con grande agilità sulla soprastante
terrazza dileguandosi così tra gli
spettatori. Quella fu la fine della breve carriera paliesca di Lenticchia mentre il
Polacco disputò ancora
3 prove, la quarta prova e la prova generale dell’agosto
1970 nella Civetta, per poi essere smontato alla vigilia del Palio per dar
spazio a Lazzaro, e la seconda prova nel luglio 1972 nella Selva, per poi
divenire presenza fissa alla tratta, disputando fino al 1987 ben 43 batterie,
molte delle quali con i fedeli
Putnik (che ebbe più fortuna del padrone,
venendo scelto dai capitani per il Palio di agosto ’80) e
Yunk, suscitando
sempre grande entusiasmo tra i contradaioli per le sue evoluzioni sul tufo, e
talvolta anche per le sue clamorose cadute.
Davide Donnini
Foto tratta da www.ilpalio.org