STORIA DEL PALIO: 13 SETTEMBRE 1986

News inserita il 12-09-2016 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Il capolavoro del Pesse e Brandano per l’apoteosi montonaiola.


Quella del 13 settembre 1986, disputata per celebrare il bicentenario della nascita della Comunità Civica senese, può senz’altro essere considerata una delle più belle carriere degli ultimi 30 anni, una corsa cha ha inserito di diritto nell’olimpo del Palio un cavallo, Brandano, vincitore l’anno precedente nell’Oca, ma non considerato ancora alla pari degli altri bomboloni, in quanto a detta degli esperti carente del terzo giro, e Giuseppe Pes detto Il Pesse, giovane fantino vittorioso al debutto nel 1982 con il giubbetto rosa dei Servi, ma che stava attraversando un periodo paliescamente sfortunato.

Il 1986 fu un anno fino a quel momento assai atipico, che aveva visto la vittoria di due cavalli outsider (Ogiva nel Drago e Fenosu nella Giraffa), montati da due fantini fin lì inespressi (Falchino e Truciolo), ma soprattutto caratterizzata da due carriere disputate rispettivamente da 9 ed 8 contrade a causa di problematiche varie a cavalli e fantini. Ed anche a settembre gli eventi fecero sì che non si potesse correre in 10.

La tratta del 10 settembre favorì la Pantera che ebbe in sorte il forte Baiardo per il quale fu scelto Cianchino, l’Oca con il più volte vincitore Benito, che fu affidato ad Aceto, il Drago con quella Vipera (montata nell'occasione da Falchino), sfortunata protagonista sia a luglio che ad agosto, il Nicchio con Figaro e Bastiano ed ovviamente il Montone. Le altre partecipanti furono l’Onda (Goldrake e  Rondine), l’Istrice (Diavolo e Silvio), la Giraffa che sognava il cappotto con Amore e Truciolo e la Torre con il problematico Bizzarro condotto dal vecchio Canapino, alla sua ultima presenza sul tufo. La decima contrada estratta a sorte fu la Lupa che non poté però partecipare a causa di un infortunio nella stalla che mise fuori gioco il cavallo Emiro Benni, montato per le prime due prove da Spillo.

Le prove videro un solo cambio di monta rilevante: Cianchino che per la prima prova corse nell’Istrice approdò in Pantera, mentre Silvio che partì da Stalloreggi, fece il percorso inverso.

La mossa del Palio fu lunga e difficile; molti cavalli erano agitati e la vicinanza di Torre ed Oca non facilitò le cose. Il mossiere Piero D’Inzeo abbassò il canape quando il Drago di rincorsa era abbondantemente entrato. Questa mossa così vecchia costò caro a Cianchino che fiancò troppo presto e cadde. Per la Pantera il Palio era già finito. Dal primo posto scattò in testa il Nicchio, seguito da Oca, Istrice e Giraffa. A S. Martino la Giraffa passò in seconda posizione, ma la troppa irruenza di Truciolo nel cercare la testa fu fatale per il fantino con il giubbetto bianco rosso che al Casato urtò il colonnino senza cadere, ma permise al Montone, che nel frattempo aveva recuperato posizioni dopo una partenza infelice, di passare al secondo posto. Al secondo S. Martino la svolta del Palio. Figaro allargò notevolmente permettendo al Pesse di infilarsi in un varco interno ed affiancare l’accoppiata rivale. Bastiano, con la forza della disperazione, provò in ogni modo a difendersi. Ne scaturì uno scambio di nerbate davanti al palco delle comparse, ma, girato il Casato,il Montone si era già involato verso la vittoria. Il terzo giro, quello che doveva essere il tallone di Achille del barbero dal manto grigio, si trasformò in una passerella per Il Pesse e Brandano e allo scoppio del mortaretto, incontenibile fu la gioia dei montonaioli che si precipitarono a prendere il cencio di Salvatore Fiume, consapevoli di aver vinto un Palio straordinario di nome e di fatto.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

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