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STORIA DEL PALIO: I CAPPOTTI DELLA TARTUCA

News inserita il 19-12-2016

La contrada di Castelvecchio ha vinto le carriere di luglio e di agosto del 1886 e del 1933.

Nel racconto di tutti i cappotti della storia, oggi è il turno di prendere in esame quelli realizzati dalla Tartuca.

Il primo cappotto tartuchino è datato 1886. Il Palio di luglio fu disputato il giorno 4 in quanto domenica. Fu una carriera con numerosi imprevisti, a partire dalla mossa. Un’esitazione del mossiere Valteroni causò una maxi caduta al canape che vide coinvolte ben  5 contrade. Ad avere la peggio fu Masino, fantino della Chiocciola, che si infortunò seriamente e fu condotto in ospedale. Ma alla contrada di San Marco fu data lo stesso la possibilità di correre, in quanto il suo cavallo fu fatto partire scosso e riuscì a guadagnare la terza posizione dietro a Leocorno ed Istrice. Quest’ultimo, con Farfallina montata da Boggione, mantenne la testa fino al terzo S. Martino quando Boggione, venuto a contatto con la Tartuca, cadde malamente sul tufo. La cavallina scossa proseguì la sua corsa, ma fu raggiunta e superata dalla Tartuca, che aveva avuto in sorte Carbonello, montato Antonio Salmoira detto Leggerino, all’ultimo Casato. Farfallina, montata stavolta da Pietrino, si rifece ad agosto, regalando il cappotto alla Tartuca. Al via valido, la grande favorita Onda con Prete e Masino, restò al canape compromettendo le possibilità di vittoria, poiché il fantino era sceso da cavallo vista l’irrequietezza del suo barbero che non voleva mantenere l’allineamento. Il Palio fu una questione a tre tra la Civetta, l’Oca e la Tartuca che approfittò delle nerbate tra le altre due contendenti ed andò a vincere la carriera in scioltezza.

Il secondo cappotto della contrada di Castelvecchio, che fu anche il primo del XX secolo, venne realizzato nel 1933. I cavalli scelti dai capitani per la carriera di luglio erano per lo più sconosciuti o modesti. Solo la tre volte vincitrice Lina dava qualche chance in più alla Selva, ma sperava pure la Lupa con Wally. Alla Tartuca era toccato il debuttante Folco, sauro di Attilio Furi, che non era considerato tra i favoriti, anche a causa dei grossi problemi di gestione che dette a Ganascia durante le prove. Ma una volta risolti tali inconvenienti, grazie anche alla grande competenza dell’allora barbaresco Umberto Piccioli, Folco dimostrò tutto il suo valore. Tatruca e Lupa si contesero la vittoria, e lo scambio furibondo di nerbate tra il giovane rampante Ganascia ed il vecchio Picino entusiasmò la Piazza. Il Meloni, all’ultimo Palio della sua ultra trentennale carriera non resse alle nerbate e cadde al secondo S. Martino, lasciando così via libera alla Tartuca. Ad agosto, la sorte portò nuovamente Folco nella stalla di Castelvecchio, e la monta di Ganascia fu automatica. Dai canapi scattò in testa il Montone con Melisenda e Smania, che restò primo per un intero giro, per poi cederla allo strapotere di Folco. Una volta in testa la Tartuca dovette resistere, quasi come in un replay del Palio di luglio, agli attacchi della Lupa con Ruello e Tripolino, ma anche questa volta la contrada di Vallerozzi dovette soccombere, e per la Tartuca fu apoteosi.

Davide Donnini

 

 
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