"Vivere nella mia immaginazione è la mia gioia"
Ok Siena, nella rubrica Ok Musica, dedica spazio agli artisti del nostro territorio.
Francie è Francesca Raffagnino, una cantautrice senese. Atmosfere dalle tonalità epiche e oniriche, un mix di suoni acustici ed elettronici e un uso della voce che spazia dalla leggerezza ad un’attitudine più rock caratterizzano fortemente i suoi brani di genere indie pop alternative. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo progetto musicale The Waste Land, un EP autoprodotto di quattro canzoni di cui ha scritto sia la musica che le parole.
Il tuo nome d’arte è Francie: perché?
Cercavo un nome che non si distaccasse troppo dal mio, a cui sono molto affezionata, e che fosse più semplice da ricordare. Francie è una variante di Frances (Francesca in inglese) e rispecchia sonoramente la mia personalità e il mio progetto.
Cosa ti porta a scrivere canzoni?
Penso che la forza trainante della mia passione sia il fascino che la scrittura suscita in me da sempre. Ritengo che sia un autentico atto di creazione che permette di esprimere la propria interiorità dando concretezza ad universi frutto di creatività. Sin da piccola mi è sempre piaciuto inventare storie e riportarle su carta. Vivere nella mia immaginazione, in quel teatro continuo di idee danzanti nella mente, come lo definisce Virginia Woolf, è la mia gioia. La musica, unita alla scrittura, rafforza ulteriormente il potere evocativo della parola ed è uno strumento efficace di veicolazione di messaggi che possono indurre le persone a riflettere sull’uomo e sulla società.
Quali argomenti affronti nei tuoi testi?
I testi dei brani contenuti in The Waste Land sono incentrati sull’alienazione e la sterilità della natura e dei rapporti umani nella contemporaneità. Il mio obiettivo era creare un progetto unitario non solo dal punto di vista degli arrangiamenti, ma anche dei contenuti; ogni canzone rappresenta una declinazione diversa attorno al tema centrale dell’EP. L’inquinamento, il bullismo, la ricerca della felicità nel quotidiano e la violenza sono gli argomenti che ho affrontato. Credo in un’arte sociale, ma non morale; non sono interessata a dire ciò che è buono e giusto, ma a riflettere, approfondire e a non tralasciare nessun aspetto del reale comunicando in maniera diretta e anche brutale.
Com’è iniziato il tuo percorso musicale?
Nel 2015 ho cominciato a comporre i primi brani e a ricercare un mio stile personale. Nei due anni successivi ho registrato l’EP presso il SoundClip Studio di Francesco Poggianti a Siena. Il mio songwriting è cresciuto moltissimo in quel periodo grazie anche ai suoi suggerimenti, ma sono consapevole di essere soltanto all’inizio di un percorso lunghissimo e di aver ancora molto da imparare.
Quali sono le tue icone e gli ascolti che hanno maggiormente influenzato la tua musica?
La musica di Enya ha accompagnato tutto l’arco della mia adolescenza e mi ha segnato profondamente; adoro le atmosfere evocate dalle sue melodie. Un’altra artista che ammiro moltissimo per la sua forza ed eleganza non solo dal punto di vista vocale, ma anche di immagine è Annie Lennox. Per quanto riguarda la musica italiana ascolto spesso quella cantautoriale: Fabrizio de André, Ivano Fossati e Franco Battiato. Inoltre seguo molto il panorama musicale attuale: mi piacciono gli arrangiamenti e la struttura dei brani di artiste come Lorde e Bishop Briggs.
Perché hai scelto di scrivere sia in italiano che in inglese?
Scrivere in due lingue così diverse mi permette di sperimentare perché secondo il mio gusto personale esistono melodie adatte o all’una o all’altra. Infatti, terminata la composizione della musica di un brano, la prima cosa che faccio è provare a canticchiare la linea vocale prima in italiano e poi in inglese per sentire quale delle due rispecchia meglio l’andamento del pezzo. Non credo affatto che una lingua sia più facile dell’altra.
Quali sono gli aspetti positivi e negativi di essere un’artista indipendente?
Un aspetto positivo è la totale libertà artistica. Scelgo con chi collaborare e curo personalmente ogni aspetto; dagli arrangiamenti e la realizzazione dei video, alla distribuzione del prodotto, l’immagine, le grafiche per la pubblicità e i CD, la pianificazione dei live…Un aspetto penalizzante è l’impossibilità di far ascoltare la propria musica ad un pubblico più vasto perché i soli strumenti a disposizione sono Internet, le radio indipendenti e le esibizioni, anche se non è facile trovare da soli locali in cui suonare e avere la certezza di essere remunerati o almeno rimborsati delle spese. Indubbiamente negativa è l’esistenza di persone che tentano di approfittarsi dell’ingenuità di artisti che muovono i primi passi in questo ambiente proponendo cose che non portano a niente se non ad una perdita di tempo e denaro. È bene tenere sempre gli occhi aperti.
A cosa ti ispiri nella realizzazione dei tuoi video e nella costruzione dell’immaginario visivo di Francie?
Mi piace trarre ispirazione dal cinema, dalla fotografia e dall’arte, attingere da fonti diverse di volta in volta, sperimentare e cambiare forma, mantenendo due costanti: un’estetica classica e la natura. Quando penso ad un progetto non lo immagino solo musicalmente, ma anche visivamente, ovvero quali colori dovrebbe imprimere nella mente di chi ascolta. Inoltre ritengo che sia importante che il montaggio dei video segua rigorosamente il ritmo della mia musica.
Nel 2017 è uscito il tuo EP di debutto The Waste Land. Ci sono nuove pubblicazioni in arrivo?
Si, a breve pubblicherò dei brani facenti parte di un nuovo EP.
Cosa dobbiamo aspettarci di diverso nel prossimo EP?
Il nuovo progetto è incentrato sulle difficoltà della crescita, su quel travagliato passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, e dunque avrà un’impronta meno sociale e più personale. Inoltre spero che evidenzi anche progressi sotto il profilo artistico e di scrittura.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Da settembre in poi farò esibizioni live. Il mio obiettivo è far ascoltare a più persone possibili il frutto del lavoro di questi anni e vedere se ci saranno dei riscontri positivi.
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Foto: Luigi Lusini