Il playmaker festeggia l’impresa: “Sono giocatore e tifoso biancoverde, per me è una vittoria doppia”
Due partite per godersi l’impresa e poi l’appuntamento con i playoff, per vedere l’effetto che fa. L’attualità della Mens Sana sono i festeggiamenti (al lavoro in palestra, d’accordo, ma con uno smagliante sorriso a 32 denti che nessuno si sogna neppure lontanamente di tenere nascosto) per un traguardo (che non era un obiettivo) tagliato con 80’ di anticipo sulla fine della regular season.
Decisiva la vittoria di Prato, ciliegina sulla torta di un girone di ritorno che racconta di sette vittorie in tredici partite, ruolino di marcia clamoroso se rapportato ai vaticini di tanti addetti ai lavori che in estate pronosticavano un campionato fatto di oltre venti sconfitte, a star stretti. “Credo quella di sabato scorso sia stata la nostra miglior prestazione dell’annata – dice Duccio Benincasa, play-guardia della Named -, in termini di continuità sull’arco dei 40 minuti ma anche di prestazione cestistica.

Vincere l’ennesima partita rimontando uno svantaggio anche consistente cosa significa?
“Che nel corso dell’annata abbiamo acquisito consapevolezza dei nostri mezzi e che, probabilmente, mettiamo più attenzione in difesa di quanto non fossimo in grado di fare nella prima parte di campionato. È anche questione di maturità, tanti ragazzi giovani e che non avevano mai giocato in questa categoria ne hanno acquisita molta durante il campionato”.
È una risposta a chi aveva pronosticava per la Mens Sana un campionato di quasi sole sconfitte e trentelli presi a ripetizione?
“Sono sincero, quando siamo partiti ero abbastanza pessimista sulle prospettive stagionali, però col passare del tempo mi sono reso conto che questo gruppo aveva le sue buone qualità e tutti insieme siamo stati molto bravi a mantenerci uniti, anche quando le cose non andavano per il verso giusto. Non ci siamo mai scomposti, anzi abbiamo capito che potevamo competere su tutti i campi e contro tutti gli avversari: rileggendo oggi l’andamento della stagione, avremmo anche potuto ottenere qualcosa in più”.
I playoff sono un traguardo tagliato soprattutto dal gruppo che già era alla Mens Sana nello scorso campionato?
“I gruppi sono fondamentali e vincono sempre sulle individualità, sulle qualità del singolo giocatore. Tutti quanti, io per primo, abbiamo vissuto questa stagione come una sfida che ci metteva in gioco: la soddisfazione di aver centrato i playoff sta anche in questo”.
Le esultanze di Duccio Benincasa a fine partita sono ormai una costante…
“L’esito della scorsa stagione mi aveva lasciato tanto amaro in bocca, come giocatore ma anche come tifoso. L’ho detto tante volte, sono cresciuto dentro questo palasport come giocatore e come tifoso, questo mi porta a vivere le partite con un doppio ruolo che forse a volte è anche un limite personale, però affermazioni come quelle di Altopascio e Prato, o il successo nel derby contro la Virtus, per me rappresentano una vittoria nella vittoria”.
Come affronterete i playoff?
“Siamo la…cenerentola invitata al ballo, è così da tutta la stagione, è il nostro ruolo. Proveremo a fare il meglio possibile, consapevoli di aver già superato qualsiasi aspettativa ma anche motivati dal contesto e dalla felicità di farne parte: siamo sereni e non ci interessa l’avversario che incontreremo, non partiamo battuti, vogliamo continuare a stupire”.
Domenica sera (ore 20) ospitate Arezzo. Che partita sarà?
“Arezzo è una squadra ancora più forte di quella che ci ha battuto all’andata, data l’aggiunta di un playmaker di assoluto livello (l’argentino Toia, ndr) ed è in grande fiducia, reduce da sei vittorie in fila. Però giochiamo in casa, abbiamo il nostro tifo come arma in più e, raggiunti i playoff, non abbiamo addosso pressioni”.
Festeggiare il traguardo dei playoff con accanto la piccola Matilde che sapore ha?
“La vita cambia con l’arrivo di una figlia. Magari si dorme qualche ora in meno, è vero, ma la sua nascita mi ha tranquillizzato moltissimo, anche se magari in campo a volte può non sembrare così: è tutto molto bello, è anche una tifosa in più in famiglia che viene a vedermi quando gioco e questo mi dà una grande carica”.
Matteo Tasso
Foto “Il Biancoverde”