Andrea Nencini, detto “Il Pesca” ci racconta la sua esperienza come tatuatore
“Un tatuaggio non è semplicemente un disegno. Vedi, un
tatuatore è come un confessore. Lui scrive la storia di un uomo sul suo corpo”;
con queste parole,
Nicolai Lilin, famoso scrittore russo,
naturalizzato italiano, descriveva una delle arti più controverse e
affascinanti che esistano: quella di realizzare un disegno permamente sul
corpo. Proprio al fine di sapere qualcosa in più di quella che oggi
viene denominata, a ragione, “arte”, abbiamo intervistato Andrea Nencini, alias
“Andyhate” o meglio conosciuto come “Il Pesca”, uno dei primi tatuatori di
Siena, nonché tra i più bravi e affidabili.
Andrea, raccontaci un po’ la tua storia: come ti sei formato in questo campo e come è nata la passione per i tatuaggi? “L’interesse per i tatuaggi è nato negli anni ’80 quando facevo l’Istituto d’Arte; ero veramente attratto dai disegni e dalle scritte che venivano fatte sui treni, poi cominciai ad informarmi anche sui tatuaggi e alla fine decisi di andare ad Amsterdam dove il destino mi fece conoscere “AnkyPunkey”, il famoso tatuatore da cui andavano tutte le rockstar; cominciammo a scambiarci molte idee, e lui decise di prendermi nel suo studio come aiutante, eravamo a metà anni ’80, e io in quel periodo ricordo che ero deciso ad imparare il più possibile, senza fermarmi mai, per potare tutto il mio sapere in Italia, a Siena”.
In Italia, e nello specifico a Siena, come era considerata l’arte del tatuaggio a metà degli anni ’80? “Innanzitutto, dobbiamo dire che in quel periodo a farsi i tatuaggi erano solo pochissime persone, considerate “alternative” che in qualche modo volevano comunicare e trasmettere un messaggio agli altri attraverso un disegno, una frase. E a Siena eravamo davvero in pochi a capire questa forma di comunicazione, mentre oggi è cambiata la situazione: sicuramente il tabu’ di quegli anni non c’è più, il tatuatore non viene più visto come un “demone”, ma in alcuni casi assisto a un aspetto che mi lascia un po’ perplesso, quello relativa alla moda del tatuaggio ed infatti ogni anno c’è un filone diverso che le persone scelgono di seguire, ed in questo modo, secondo me, si rischia di perdere un po’ di identità, ma questo è un problema che noi come italiani abbiamo da tempo”. Da quando ho aperto il mio studio, nel 1989 a Siena e poi uno anche a Firenze insieme ad un mio amico e socio, che mi interessa davvero è capire quello che le persone vogliono quando vengono nel mio studio a Siena (Andyhate Old Style Tattoo in Via Socini n.1). Non è sempre facile, perché in molti casi non hanno un’idea chiara e sono proprio io ad invitarli a rifletterci ancora del tempo per poter poi realizzare un’opera unica e che manifesti concretamente quello che la persona intende comunicare”.
Andrea, in passato quando si faceva il nome di “tatuaggio” saltavano alla mente subito gli allarmi sulla sicurezza, cosa puoi dirci di questa cosa? “Oggi il tatuatore ha una grandissima tecnologia a disposizione, posso dire che operiamo in condizioni sterili con materiale monouso, è molto importante questo aspetto, è importante sempre sapere a chi ti rivolgi perché in qualche modo possiamo dire che chi fa questa professione fa un tipo di attività che rientra nel paramedico e quindi ci vuole davvero esperienza e preparazione”.
Chiara Lenzini