La schermitrice medaglia d’oro alle Olimpiadi diBarcellona sale sul podio con il fazzoletto della Pantera.
La rubrica sulle donne che si sono contraddistinte a Siena e che sta per volgere al termine, questa ha voluto essere un punto di partenza per nuove e più generali considerazioni: l’uomo è sempre stato il soggetto e la donna l’oggetto perché non è mai stata riconosciuta una differenza fra uomo e donna, ma una differenza della donna rispetto all’uomo; il soggetto femminile è stato definito, non solo da quello maschile ma addirittura è stato definito in modo speculare, “per mancanza” potremmo dire.
Simone de Beuvoir, quando affermava che donna si diventa, intendeva che è la società a decidere cosa significhi e implichi essere donna. E non va bene.
La donna è donna, tanto quanto l’uomo è uomo. Cosa significa?
Certamente essere una persona.
La cosa che più fa rabbrividire è la differenza di ruoli che ancora oggi c’è: ci sono professioni, sport, aggettivi declinati esclusivamente al femminile, tutto il resto è maschile.
Maschile per quale motivo?
Credo che sarebbe il caso di vedere l’”altro”, prima di vedere il genere! Non sarebbe meglio vedere la persona e considerare la donna non una specie, ma solo un genere, quello femminile?
A Siena in qualche modo ci siamo riusciti, le eccellenze che hanno aperto varchi ci sono state (le abbiamo viste nel corso dei vari articoli) e ci sono anche adesso; pensiamo ad esempio a Margherita Zalaffi, classe 1966, senese DOC, contradaiola della Pantera, schermitrice, medaglia d’oro del fioretto a squadre alle Olimpiadi di Barcellona (1992), ha conquistato poi l’ argento a Seul nel 1988 e ha partecipato inoltre ai prestigiosi Giochi di Los Angeles nel 1984.
Dal 2008 la Zalaffi fa parte dello staff tecnico del Club scherma Viareggio seguendo nel settore fioretto il gruppo preagonisti e nel settore spada il gruppo agonisti e master.
La schermitrice senese che, per motivi di lavoro, ha sempre viaggiato molto, ha comunque mantenuto un filo diretto con la sua Siena e con la sua Contrada. A tal proposito voglio raccontare un piccolo aneddoto: quando nel 1992 a Barcellona Margherita salì sul podio per ricevere la medaglia d’oro, mise al collo il fazzoletto della sua Contrada, la Pantera suscitando molte critiche nell’ambiente sportivo.
Cosa dire però… forse quelle persone non sanno quanto noi senesi, noi “popolo vano”, come amava definirci con un certo astio Dante Alighieri, amiamo la nostra città e le proprie Contrade, in ogni dove e in ogni quando.
Ecco, in quell’occasione la Zalaffi rese onore in maniera forte a quello che è il motto della Pantera:
“La Pantera ruggì ed il popolo si scosse.
Il mio slancio ogni ostacolo abbatte”
Cosa dire, carissima Margherita, il plauso che mi sento di farti và da una parte alla tua grandissima tenacia e alla determinazione che hai avuto nel raggiungere gli obiettivi, dall’altra mi sento di ringraziare per l’esempio dato:una donna che combatte, determinata e con grande audacia.
Chiara Lenzini