DA POGGIBONSI A SANTIAGO: DIARIO DI UN CAMMINO (8)

News inserita il 07-04-2018 - Ok Siena

Da Santo Domingo a Burgos, la nazionale ci accompagna, tra campi di grano e minuscoli villaggi, un assaggio di quello che ci aspetta più avanti: Mesetas!

Il grande totem di cemento con i simboli della Castilla allunga la sua ombra tra i caldi colori dell'alba, segna il passaggio nella regione, un segno imponente così come la comunità autonoma da attraversare, circa trecento chilometri, da macinare sotto i piedi prima di arrivare in Galizia, una lunga e infinita marcia nel grano nel quale i villaggi sono dei piccoli puntini sulla carta geografica le cui dimensioni effettive sono pari agli abitanti di un condominio di dieci piani in una qualunque grande città. La percezione della natura si fa preponderante, quasi si ha la sensazione di smarrimento e di schiacciamento di fronte a tanta vastità: Rodecilla del Cammino, Casteldelgado, Villoria de Rioja, Villamayor del Rio sono tutti piccoli villaggi fatti di poche case, la strada, uno o due ostelli, un bar e uno spaccio alimentare, tutti attraversati dal Cammino e dalla Statale N120 che diventa la presenza fissa e costante del viaggio. Un on the road al suo fianco, solo che noi andiamo a piedi, cavalchiamo i nostri pantaloni da trekking, i nostri bermuda, le nostre gambe sono il nostro motore, il nostro corpo è il nostro serbatoio di carburante, noi siamo padroni di noi stessi.
Il mio viaggio è anche un esplorazione culinaria della Spagna, la Rioja con i suoi vini e i suoi piatti semplici ma che ricordano la presenza del vino, sia perché questo è tra gli ingredienti sia perché lo ricordano nel colore: le patate alla rojana, la zuppa alla rojana, la carne alla rojana, hanno in comune il colore rosso e il gusto saporito e piccante. La Castilla si presenta con i suoi piatti di carne semplici ma concreti, le interiora e il maialino sono tra le pietanze più cucinate, la morchilla di Burgos, identica al pudding inglese, tanto che c'è da pensare che la cucina spagnola abbia copiato l'altra o viceversa, ma anche la trippa con le uova è un piatto che lascia il segno, per presenza e per calorie, un piatto che racchiude tutto della regione: semplicità, ricchezza, imponenza.
Burgos è ritenuta la porta delle Mesetas, prima di arrivarci abbiamo attraversato i monti di Oca catena montuosa e molto boscosa e fresca una manna per i viandanti accaldati che soprattutto durante l'estate soffrono le temperature di questa regione. I monti di Oca sono l'ultima catena montuosa prima delle Mesetas e sono l'ultima dimora dei boschi, prima di arrivare nella zona di Astorga, il verde intenso degli alberi per un po' ci mancherà.
Il complesso monumentale di san Juan de Ortega solitario e decadente, interrompe la boscaglia. Il percorso ci porta ad attraversare due graziosi e curati centri alle pendici dei Monti di Oca Agés e Atapuerca, famoso per il sito paleontologico. La discesa su Burgos avviene sulla statale rasentando l'aeroporto e attraversando un grande parco pubblico attenuando un po' l'impatto con la periferia trafficata e rumorosa, e pericolosa.
Burgos mi ricorda Siena, bellissima città medioevale, patrimonio dell'Unesco, la sua cattedrale è un simbolo della Spagna e dell'architettura gotica in particolare, un gioiello. Tutte queste caratteristiche mi fanno venire in mente il centro storico di Siena, certo i colori sono differenti, la pietra è completamente diversa, il marmo della cattedrale è nulla in confronto della pietra rossa spagnola, ma la struttura della città i suoi vicoli mi ricordano la città del Palio, ma forse sarà solo nostalgia, chissà...
Filippo Landi

 

 

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