Da Castrojeriz a Sahagun una tappa senza curve, chilometri di rettilineo che mette alla prova pazienza e determinazione, con il tempo che cambia repentinamente e regala assaggi d'autunno in pieno agosto.
Castrojeriz, con la sua forma sinuosa allungato sul fianco della collina attorcigliato ad essa come un serpente alla preda, ci saluta quando la notte ancora è sicura di resistere all'avanzata della luce, la campagna è pressata dalla presenza incombente del massiccio del Monterales una pietrosa e glabra montagna che si staglia sull'altipiano delle Mesetas come la grande statua di un gigante di pietra. Montagna che il Cammino affronta di petto con una ripidissima ma breve salita, montagna affascinante per la sua massiccia conformazione ma famosa perché è il miglior punto panoramico delle Mesetas del Cammino Francese, un'alba sul Monsterales merita l'alzataccia e la ripida salita.
La strada sinuosa scende verso l'ignoto la luce dell'alba rischiara lentamente i campi gialli, freschi di trebbiatura, la strada bianca si staglia nitida all'orizzonte, come la guida luminosa di una pista d'aeroporto che ci porterà a decollare verso Santiago, ma la contemplazione l'estasi e la gioia possono soffermarsi per un breve momento, l'esigenza del viaggio si fa sentire e la marcia riprende, il sole inizia a scaldare le membra, e la temperatura che sale fa ricordare che sarà meglio arrivare a destinazione. La discesa è rapida, campi di grano si alternano a campi di girasoli, la piana del Pisuerga con le sue coltivazioni è all'orizzonte, il ponte segna il passaggio nella provincia di Palencia e si trova vicino all'antico monastero di san Nicolas gestito da una confraternita umbra. Itero della Vega è il primo luogo abitato dopo molti chilometri.
Boadilla mi fa incontrare finalmente le cicogne che si preparano a tornare in Africa a svernare, il Canal de Castilla mostra la sua imponenza e la sua utilità commerciale dei tempi passati quando era più facile far girare una chiatta che un carro per queste terre assolate.
Fromista in realtà è un paesone senz'anima, la chiesa di San Martin riconduce ai tempi del medioevo, ma il resto sono case moderne ricostruite negli anni sessanta in modo molto casuale e senza grazia. La stazione ferroviaria da un senso di legame con il resto del mondo,
Si prosegue lungo la carretera nacional rettilinea e poco ondulata, l'unica cittadina da segnalare e Villalcazar de Sirga con la sua monumentale chiesa chiamata la blanca per il colore delle sue pietre.
Carrion al contrario di Fromista è una piacevole cittadina che ha mantenuto intatta la sua struttura medioevale e la sfrutta per fini turistici e promozionali organizzando feste e mercatini dal tema medioevale. In più la presenza di una bella spiaggia fluviale, fa apprezzare la bellezza di un bagno nel fiume.
Il tempo cambia rapidamente nelle Mesetas, quando le perturbazioni dal Nord entrano negli altipiani le sorprese climatiche sono sempre sconvolgenti, se queste sono aggiunte ad una tappa lunghissima la giornata si fa molto impegnativa. La tappa di Calzadilla de la Cueza con i suoi rettilinei e l'assenza di villaggi per 17 chilometri, temuta per il caldo, diventa un viaggio in un flash autunnale improvviso in pieno agosto. Cinque gradi ad agosto non li aspetti nemmeno sulle Alpi, invece le Mesetas ci sorprendono anche in questo.
La tappa è lunga ma il tempo fresco invoglia a camminare spedito, si attraversano strade rettilinee per chilometri, dove è necessario tenere dei punti di riferimento per motivare l'andatura, i villaggi sono piccolissimi, la Nazionale 120 ricompare dopo qualche giorno di assenza, l'unica compagnia sono le poche auto che la percorrono. Terradillos a mezzogiorno è un villaggio fantasma, mancano i cespugli secchi che rotolano per le vie e sembra di essere in un western, Sahagun, città che segna la metà del Cammino, luogo dove si incontra il Cammino di Madrid. Ricca di storia e di chiese di mattoni nonostante sia un cittadina piccola pullula di vita di bar di gente per strada di negozi di banche, tutte le persone del circondario si recano qua per incontrarsi e si vede. Le Mesetas hanno il loro fascino la loro struggente solitudine affascina e turba allo stesso tempo, sono affascinanti per la loro durezza e per la necessità di trovare dentro di sé la forza e la motivazione per non cadere nella noia, sono un elogio alla pazienza, un riscoprire e coltivare la perseveranza di arrivare alla meta senza farsi prendere dalla sfiducia. Questa è la durezza delle Mesetas, attraversarle tempra l'anima, lo spirito e il corpo, sono il giusto allenamento per arrivare alle montagne, passarle vuol dire essere pronti per scavalcare la cordigliera e giungere in Galizia e da li arrivare a Santiago. Metà del Cammino è fatto...
Filippo Landi