Il d.t. del settore giovanile biancoverde racconta l’esperienza nella EYBL e guarda al futuro: “Siamo in attesa di regole chiare”
La partecipazione alla tappa di Praga della European Youth Basketball League è il fiore all’occhiello di questa prima parte di stagione targata Mens Sana Basketball Academy. Non ce l’hanno fatta, gli Under 17 Eccellenza biancoverdi, a qualificarsi per le finali di Vilnius (per le quali potrebbe però arrivare una wild card), ma hanno riacceso i riflettori del basket continentale su viale Sclavo, un ottimo, primo, argomento da affrontare con Pierfrancesco Binella, direttore tecnico della sezione giovanile di casa-Mens Sana.
Iniziamo proprio dalla trasferta a Praga, come sono andate le cose?
Come da previsione i ragazzi si sono scontrati con un livello di basket molto alto e molto lontano rispetto a quello abituale col quale hanno a che fare, ciò che in realtà volevamo per loro e per la loro crescita, che poi è la crescita anche dello staff e della struttura che li segue quotidianamente.

Esperienza, quindi, importante anche al di fuori del parquet?
La definirei utilissima alla crescita dei ragazzi, di Nicola Discepoli e di Tommaso Corbini che li allenano in palestra, di tutta l’organizzazione che si è adoperata per gestire queste due trasferte e che ne è sicuramente uscita rafforzata. Scoprire mondi lontani, diversi da quelli con quali si ha a che fare ogni giorno, apre la mente e fa comprendere che non si debbano vedere come competitor le sole squadre locali”.
Vi siete presentati con qualche prestito esterno ai due stage di EYBL…
C’era sia la necessità di essere maggiormente competitivi, prima nella tappa di Francavilla Fontana, poi in quella di Paga, sia la volontà di ricostruire rapporti che possano in futuro, magari, contribuire a un reclutamento sostenibile. Mens Sana Basketball Academy sta riallacciando relazioni che prima erano, per ovvie ragioni, a senso unico e che oggi invece viaggiano in entrambe le direzioni: il riscontro che stiamo avendo è molto buono.
Diamo i numeri della società?
Partecipiamo ai tornei Eccellenza con l’Under 17 e l’Under 15, poi abbiamo le formazioni Under 19 Gold e Under 17 Gold, infine l’Under 13. Quindi cinque squadre, oltre a tutta l’attività del minibasket che è divenuta di nostra pertinenza. In totale parliamo di 160 ragazzi: 72 fanno parte del settore giovanile vero e proprio, il resto del minibasket
Tradotto in termini di costi di gestione?
Una cifra tra gli 80 e i 100 mila euro, considerando tasse, campi da gioco, strutture, staff, viaggi e altri costi connessi. Ci aiutano a sostenerla le quote con le quali ci auto-finanziamo, poi ci sono le sponsorizzazioni, che sono fondamentali.
A proposito di campi, come è stata gestita la chiusura autunnale del palasport?
Voglio innanzitutto ringraziare i ragazzi e le loro famiglie per aver compreso le difficoltà di quel periodo, che sono state grandi. Siamo stati costretti a veri e propri salti mortali, a spostare altrove parte dell’attività, a rinviare partite: quando, per obblighi federali, siamo rientrati in scena e abbiamo giocato a ritmo serrato, tutta questa situazione si è ripercossa sui risultati del campo. Col passare delle settimane però siamo tornati ad essere efficaci, in allenamento e in partita.
Quali prospettive agonistiche ci sono per la stagione in corso?
A livello Eccellenza il campo per il momento dice che non ce ne sono, ma questo fa parte di un percorso previsto, nel quale la continuità di risultati di alto profilo andrà cercata, e raggiunta, con il passare del tempo. La nostra cultura è quella di ricostruire qualcosa che, per le vicende che tutti sappiamo, non esisteva più: in questi anni abbiamo fatto passi da gigante in fatto di numeri, di organizzazione e di modalità di lavoro, tendenzialmente vorremmo stabilizzarci ad un certo livello pure in termini di risultati, ma sono processi abbastanza lunghi. Il reclutamento potrebbe alzarlo, questo livello, e accorciare i tempi.
Reclutare significa anche dare ospitalità, e servizi, a chi da fuori sceglie la Mens Sana…
Il progetto di una piccola foresteria è iniziato e si è concretizzato nel tempo, sempre facendo piccoli passi e sempre monitorando la situazione per capire se e quanto siamo in grado di sostenerlo. Stiamo recuperando attrattività sul territorio e ne siamo orgogliosi, l’idea è anche quella di compiere operazioni che siano funzionali contemporaneamente al settore giovanile e alla prima squadra, ma prima di tutto vogliamo fare il passo lungo quanto la gamba. Tengo a ringraziare sia Enrico Menconi, impegnato nella gestione di questa foresteria come allenatore e come tutor, sia i nostri accompagnatori per tutto quello che fanno.
Prosegue anche il progetto di creare uno staff tecnico fatto in casa?
Pure questo è un progetto a lungo termine, anche perché è sempre più difficile avere figure di allenatori con attitudine amatoriale, però va avanti. Stiamo attingendo dal nostro interno, oltre ai vari Discepoli, Petreni, Spadoni e ad altri che già facevano parte dello staff, abbiamo coinvolto ragazzi che erano giunti al termine del loro percorso giovanile di giocatori formandoli e iscrivendoli ai corsi per allenatori: una questione di attaccamento ai colori, oltre che di condivisione degli obiettivi.
Come si pone Mens Sana Basketball Academy in un panorama variegato come quello del basket senese?
Ci sono ottimi rapporti con tutti, ringrazio anzi le società del circondario, penso ad Asciano, a Valdelsa e a Poggibonsi, che hanno dimostrato grande disponibilità nel concedere i loro spazi quando non potevamo usufruire del palasport. Collaborazioni vere e proprie, formali e contrattualizzate intendo, non ci sono in questo momento anche perché le regole del basket giovanile sono in divenire e non sono chiare le prospettive: abbiamo comunque mandato nostri ragazzi in prestito e ne abbiamo ricevuti altri in cambio, a testimonianza di quanto appena detto.
Tema attualissimo, questo della riforma giovanile. Cosa succederà a breve?
Era annunciato un “tana libera tutti”, adesso pare invece che ci saranno norme federali tali da non permettere una completa perdita del patrimonio che ciascuna società si è costruita nel tempo. Tutti siamo in attesa, anche perché conoscere le regole a luglio rende difficilissimo pianificare la stagione successiva: penso ad esempio al criterio per la composizione dei campionati Eccellenza, che è il criterio dei risultati dell’annata precedente, e alla competitività nulla che potrà avere una società che nel corso dell’estate avrà perso i suoi migliori giocatori. A tendere credo che l’obiettivo sia scegliere le società destinate all’Eccellenza per la loro qualità, non per i risultati: è interessante, ma ci vuole tempo.
Quali sono i rapporti tra Basketball Academy e Basketball…cioè tra il settore giovanile e la prima squadra?
Sono due realtà che vivono in simbiosi, l’una funzionale all’altra: l’Academy funge da società satellite della prima squadra, la quale a sua volta ha necessità di avere un settore giovanile per disputare campionati senior. I target sono diversi, da una parte c’è una finalità di sviluppo e crescita tecnica, dall’altra un obiettivo sportivo manageriale, ma c’è condivisione assoluta tra le due strutture, a garantirlo è la qualità delle persone che occupano posizioni apicali in entrambe le società, e questo permette una gestione lineare dell’attività: gli accadimenti del passato ci hanno fatto ritenere che il settore giovanile debba rimanere, per proteggerlo, in pancia alla Polisportiva, la quale del resto ha il merito di aver mantenuto e rilanciato questa sezione.
Dopo quattro stagioni ha lasciato la panchina a Paolo Betti. Sensazioni?
L’ho fatto di comune accordo con la società, come ci eravamo prefissi di fare quando siamo ripartiti, nel 2019. L’idea era impiegare tre o quattro anni come traghettatore, con l’obiettivo di iniziare a ricostruire assieme ad altri tutta la società mentre, contemporaneamente, avrei avuto il compito di guidare la prima squadra in un campionato disputato sotto l’interesse e la spinta dei tifosi. Per quanto di mia competenza, ho condiviso e incoraggiato la scelta di Paolo Betti, che conosco da anni e stimo moltissimo, e che incarna il profilo giusto per quella che è la mission della società: siamo in costante contatto e sono molto contento dei risultati che sta ottenendo.
Al mattino, però, Binella è spesso in palestra per lavorare sui fondamentali di alcuni giocatori della prima squadra…
È un’attività condivisa con il management della prima squadra e, ovviamente, con Paolo. È anche il mio modo di portare un mattoncino alla causa, rimanendo sempre a disposizione della società. Permettetemi, però, un ringraziamento…
Prego
Vorrei ringraziare tutte le persone che ci hanno sempre sostenuto. Siamo stati in un certo senso dei privilegiati, perché l’ambiente ci ha accompagnati nell’idea di rinascita senza metterci addosso la pressione del risultato: in quattro anni ho avuto più supporto che critiche, quando sei sulla panchina della Mens Sana non è scontato, nemmeno a più basso livello. Mi preme ricordare alcune iniziative che i nostri tifosi hanno messo in piedi per il settore giovanile: la più recente è la lotteria che ci ha permesso di avere disponibili nuove attrezzature, anni fa addirittura il settore giovanile fu letteralmente salvato, sempre dai tifosi, a fronte della gestione che aveva avuto. Vedo un entusiasmo accresciuto attorno alla prima squadra, anche a seguito della ristrutturazione della scorsa estate: intimamente questo mi dà la convinzione di aver lavorato bene negli anni e che la scelta di dividere le forze sia stata la scelta giusta. Muovendoci ciascuno nel proprio ambito, siamo senza dubbio tutti quanti più performanti.
Matteo Tasso