STORIA DEL PALIO: IL CORTEO STORICO

Inserita il 01-09-2017 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Le sue origini sono molto antiche, discende dalle pompose coreografie che un tempo accompagnavano giochi e feste nella Piazza del Campo

Con il termine Passeggiata Storica, o più propriamente Corteo Storico, è denominata la sfilata che precede, nello svolgimento della festa senese, la vera e propria corsa del Palio (2 luglio e 16 agosto).
Le sue origini sono molto antiche. L’attuale corteo discende, infatti, direttamente dai corteggi e dalle pompose coreografie, che un tempo accompagnavano giochi e feste che si svolgevano nella Piazza del Campo.
Nella sua forma attuale il Corteo Storico intende commemorare e celebrare i fasti e la grandezza della Repubblica Senese, delle sue istituzioni e delle sue Contrade, eredi delle antiche Compagnie Militari.
Il corteo, che oggi fa il suo ingresso nella Piazza del Campo al primo rintocco del Campanone della Torre del Mangia, comprende quattordici gruppi di figuranti in costume, per un totale di quasi seicento persone, suddivise in rappresentanze comunali (trecento) e contradaiole, che muovono sotto la direzione di un maestro di campo coadiuvato dai rotellini di Palazzo. La sua composizione non è sempre rimasta fissa, ma è molto variata nei secoli così come è radicalmente mutato il modo di interpretarla. L’aggiunta e l’eliminazione di molte comparse, oltre al variare dei canoni estetici di riferimento, ha determinato nel corso del tempo numerosi rifacimenti dei costumi indossati dai figuranti.

IL CORTEO STORICO DALLE ORIGINI ALL'OTTOCENTO

Le origini del Corteo Storico possono essere rintracciate alla fine del Quattrocento quando entra in uso la consuetudine di arricchire le feste popolari e le manifestazioni pubbliche senesi con solenni corteggi e sfilate in costume.
Nel corso del Cinquecento erano praticati diversi giochi nella Piazza del Campo come le Cacce dei Tori che vedevano il popolo presentarsi sotto l’araldica delle rispettive contrade, allestendo macchine ritraenti le proprie insegne ed i propri emblemi, utilizzate durante la caccia vera e propria come riparo per i cacciatori.
Nel Seicento, le Cacce dei Tori lasciarono spazio alle bufalate e alle asinate, manifestazioni nelle quali le Contrade organizzavano ricercate parate, spesso arricchite da un carro allegorico attorno al quale sfilavano numerose comparse abbigliate con costumi ideati in rapporto con il tema.
Al 1702 risalgono le prime prescrizioni date dal Comune di Siena con la determinazione del numero minimo di figuranti con i quali le contrade dovevano presentarsi in Piazza in occasione del Palio. Nel corso del secolo le variegate livree fino a quel momento sfoggiate subirono una prima omologazione divenendo uniformi alla francese. Le grandi rappresentazioni allegoriche, in precedenza legate a tematiche mitologiche, furono inoltre aggiornate alle contemporanee idee illuministe.
Solo nel corso dell’Ottocento si concretizzò tuttavia il tentativo di fornire un’adeguata omogeneità di regia e formulazione al Corteo Storico con la comune ispirazione al Medioevo, periodo d’oro della Repubblica senese. È, tuttavia, possibile far coincidere la nascita del moderno Corteo Storico con il 1904, anno della memorabile Mostra dell’antica arte senese, che coincide con il primo integrale rinnovo della foggia dei costumi del XIX secolo dando inizio ad un processo di evoluzione in chiave filologica che si riverbererà nei successivi rifacimenti del 1928, del 1955, del 1981 ed infine del 2000.
Tale processo evolutivo è ben esplicitato dai costumi novecenteschi del Corteo relativi alle rappresentanze comunali conservati nelle collezioni del Comune di Siena.

IL RINNOVO DEL 1904 E IL SOGNO DEL MEDIOEVO

Con il programmato rinnovo dei costumi del 1904, si concretizzano gli sforzi e i desideri, già espressi negli ultimi trent’anni dell’Ottocento da parte dell’Amministrazione Comunale di conferire una maggiore omogeneità al Corteo Storico.
In occasione della visita dell’Imperatore Vittorio Emanuele III a Siena per l’inaugurazione della Mostra dell’antica arte senese del 1904, il 17 aprile fu corso un Palio straordinario, ma avendo comunicato i Sovrani la data del loro arrivo solo nove giorni prima dell’evento le contrade non riuscirono a portare a termine il confezionamento dei propri costumi che furono ultimati solo in occasione del Palio del 16 agosto dello stesso anno.
Per il rinnovo del Corteo il Comune indicò quale periodo di riferimento il tardo Quattrocento, nella ricerca di una maggior coerenza storica con le origini delle Contrade, le cui più antiche testimonianze sono fatte risalire da Alessandro Lisini al 1482.
Il Corteo crebbe sia nel numero dei partecipanti che nella solennizzazione del racconto medievale della città. Nonostante le nuove prescrizioni nelle monture non si verificò, tuttavia, una vera e propria rottura con il passato persistendo tradizionali stilemi quali sbuffi sulle maniche e piume sugli elmi.
I parametri di riferimento erano infatti ancora molto lontani dalla moderna fedeltà iconografica relativa al periodo rappresentato, non prefiggendosi una perfetta restituzione filologica della storia e del costume, ma la teatralizzazione di un sogno neogotico incentrato sul mito repubblicano.

IL RINNOVO DEL 1928 E FABIO BARGAGLI PETRUCCI

Già nel 1923 il Comune di Siena nominò una nuova commissione per il rinnovo dei costumi del Corteo tra i cui nomi spiccava quello del Soprintendente ai Monumenti Peleo Bacci, designato per le sue competenze in ambito storico artistico dall’esame dei bozzetti e all’eliminazione di alcune figure in contrasto con il periodo storico di riferimento.
La vera svolta coincise, tuttavia, con la nomina, nel 1926, a Podestà di Siena di Fabio Bargagli Petrucci, che assunse l’incarico di presidente della commissione comunale e di revisore del Corteo. Grazie a Bargagli Petrucci, che realizzò anche alcuni costumi delle rappresentanze comunali, si ebbe per la prima volta una reale ricerca di autenticità storica, sebbene limitata dagli esigui mezzi del tempo e dalla presenza ancora forte di quella fiabesca atmosfera medievaleggiante che orbitava intorno all’immagine del Palio di Siena.
Le precise prescrizioni fornite dalla commissione da lui presieduta per i nuovi costumi oltre a delimitare il periodo storico di riferimento agli anni tra il 1450 ed il 1480, contenevano anche indicazioni sulle opere d’arte del periodo alle quali le nuove monture avrebbero dovuto ispirarsi.
Nel nuovo Corteo fu aumentato il numero dei partecipanti e furono introdotte per la prima volta importanti figure come il Palafreniere al soprallasso ed il Capitano del Popolo.

IL RINNOVO DEL 1955 E IL CORTEO ALLA META DEL SECOLO

Fu nel clima di forte ripresa economica che seguì la seconda guerra mondiale, che maturò il successivo rinnovo del Corteo Storico. La decisione fu fortemente caldeggiata dal Comitato amici del Palio, costituitosi nel 1947, che mirava ad un auspicato incremento qualitativo e ad una maggior regolamentazione del Corteo stesso, il cui svolgimento, nonostante gli sforzi
compiuti dalla commissione comunale nominata in occasione del precedente rinnovo, mancava ancora dell’adeguata solennità.
Per i nuovi costumi furono mantenuti i parametri estetici già individuati nel 1928, ma con un significativo miglioramento delle stoffe e dei materiali. Le monture nel loro complesso mostravano tutta la loro rinfrescata ricchezza, pur non abbandonando l’immaginario di un fantasioso Medioevo, rinvigorito dalle immagini patinate divulgate dalle contemporanee pellicole storiche Hollywoodiane. Il pittore cui spettò la realizzazione dei bozzetti delle monture per le rappresentanze comunali fu il senese Bruno Marzi, autore di numerose opere in stile neo
quattrocentesco al limite della contraffazione.

IL RINNOVO DEL 1981 ALLE ORIGINI DEL CORTEO MODERNO

All’ultimo rinnovo del Novecento si giunse al termine di un lavoro decennale, che aggiornò e rimodellò l’intera struttura del Corteo, portandone il numero dei partecipanti a quasi seicento.
Se l’epoca di riferimento, ormai assestatasi al tardo Quattrocento inizio Cinquecento, fu mantenuta inalterata, si registrò un deciso innalzamento del tenore storico artistico dei costumi grazie alla qualità che i bozzettisti e i costumisti riuscirono a garantire. L’incarico della creazione dei bozzetti relativi ai costumi delle rappresentanze comunali, il cui numero fu portato a duecentotrentaquattro, fu affidato a cinque artisti: Bruno Marzi, Donato Martelli, Pierluigi Olla, Sebastiano Morichelli e Ezio Pollai. Il delicato lavoro fu però intrapreso solo dagli ultimi tre, in quanto Marzi lasciò il campo ai più giovani colleghi mentre Martelli morì prematuramente poco dopo il suo inizio. Fin dalle prime fasi di progettazione il lavoro fu sviluppato tramite una ricerca omogenea di gruppo al fine di dare al Corteo l’unità di cui necessitava, partendo dai costumi comunali come chiara linea di riferimento alle Contrade.
Tra le novità spiccava in particolare l’introduzione dell’inedita rappresentanza dell’antico Studio Senese, quella dei sei cavalieri legati alle più nobili ed illustri famiglie senesi e la sostituzione degli alabardieri con i balestrieri per un maggior rigore storico.

IL RINNOVO DEL 2000 E IL NUOVO MILLENNIO

La lunga e complessa genesi che ha interessato il Corteo nel secolo appena trascorso culmina nell’ultimo rinnovo che coincide con l’inizio del nuovo millennio. Con la realizzazione delle nuove monture, il Comune e le Contrade, patrocinati da un consistente finanziamento della Banca Monte dei Paschi, hanno raggiunto un risultato di straordinaria efficacia visiva, che grazie alla ricchezza e preziosità dei costumi, riesce a trascinare figuranti e spettatori dell’odierno Corteo in una dimensione atemporale, specchio di un mitico quanto magico passato. Un risultato reso possibile grazie alla nomina da parte della giunta comunale di una commissione che ha visto la collaborazione di illustri professionisti tra cui spiccano i nomi dello storico dell’arte Luciano Bellosi e della costumista premio Oscar Gabriella Pescucci, curatrice della comparsa comunale.
Gli odierni costumi della rappresentanza comunale rispettano nella forma e nell’iconografia i bozzetti predisposti nel 1981 da Olla, Morichelli e Pollai, ma in funzione migliorativa della vestibilità e della qualità materica dei vecchi costumi.

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