Inserita il 19-09-2016 - Palio - Rubrica Storia del Palio
Il trionfo dell’Istrice nell’unica carriera della storia disputata senza le prove.
Lo straordinario del 17 settembre 1972, disputato per celebrare il quinto centenario della fondazione del Monte dei Paschi, resterà nella storia della nostra festa per la sua atipicità: è stato infatti l’unico Palio che ha visto l’annullamento di tutte e sei le prove a causa del maltempo, costringendo così i fantini ad arrivare alla carriera senza aver mai saggiato il tufo con i propri barberi. Compito difficilissimo anche per il debuttante mossiere Gioacchino Calabrò che, con il soprannome Rubacuori, vinse nel Drago il ben noto (e poco pacifico) Palio della Pace il 20 agosto 1945. Anche questa fu una novità: mai si era visto prima di allora un ex fantino salire sul verrocchio.
L’unica occasione in cui fu possibile veder correre i cavalli in Piazza fu per le batterie del 14 mattina. Vennero presentati 20 cavalli che furono suddivisi in 4 batterie. Nell’ultima di queste, da registrare la prima ed unica apparizione sul tufo di Franco Masoni, in groppa a Cervantes. I capitani decisero di scartare Orbello per manifesta superiorità, quindi le punte del lotto furono Mirabella, forte cavalla già prima al bandierino nel luglio ’71 con Canapino per la Pantera e, nel luglio di quell’anno con Aceto nella Tartuca, Musella, storna che nell’agosto ’71 aveva sfiorato il successo con Rondone per i colori di Castelvecchio, e la potente ma bisbetica Pitagora. La sorte baciò l’Istrice che ebbe Mirabella e ricostruì con Aceto l’accoppiata vincente pochi mesi prima, la Selva con Musella che venne affidata a Giove, ancora a caccia del suo primo successo, e la Torre che accolse Pitagora che fu montata da Canapetta. Le altre al canape furono la Lupa con Manon e Tristezza, il Bruco con l’ancora acerbo Panezio e Canapino, la Civetta con Pelé e Frasca, l’Aquila con Pindaro e Bazza, la Pantera con Quartetta e Valente, l’Oca con Speranza e Aramis ed il Leocorno con Gavottina II e Parti e Vai.
Anche la sera del Palio il tempo non prometteva nulla di buono. Nuvoloni neri sulla Piazza minacciavano pioggia da un momento all’altro, così la Passeggiata Storica sfilò a ritmo più spedito del solito e si poté correre la carriera all’asciutto. La mossa fu piuttosto rapida nonostante la vicinanza di Lupa ed Istrice, con Tristezza decisamente impegnato ad ostacolare Aceto. Prese la testa la Torre seguita da Bruco, Oca ed Aquila. Prima di S. Martino passò il Bruco ma Panezio, ancora inesperto, allargò notevolmente provocando la caduta di Canapino. Stessa sorte per il fantino dell’Oca Aramis che finì la sua corsa addosso ai materassi. Si ritrovò nuovamente in testa laTorre che prese fin da subito un buon vantaggio, mentre dietro Aceto, liberatosi dal pressing della Lupa, guadagnò la seconda posizione dopo una gran rimonta. Al secondo passaggio da S. Martino la svolta decisiva: Pitagora si rifiutò di curvare, andando verso il Chiasso Largo (vizio che ripeterà più volte nel corso della carriera facendo prendere delle sonore purghe alle malcapitate contrade che la ebbero in sorte), e per l’Istrice fu un gioco da ragazzi conquistare la prima posizione e mantenerla fino al terzo giro. L’unico brivido all’accoppiata di Camollia lo portò Lazzero che, nell’estremo tentativo di vincere il suo primo Palio, provò il tutto per tutto al S. Martino conclusivo,ma la sua traiettoria fu troppo bassa, e le speranze di Giove e della Selva si infransero sul tufo. L’Istrice interruppe così il digiuno che durava dal 1961.
Davide Donnini - Foto tratta da www.ilpalio.org