REDDITO DI CITTADINANZA SENZA AVERNE DIRITTO, 4 PERSONE DENUNCIATE AD ASCIANO

Inserita il 02-11-2022 - Cronaca

La scoperta è stata fatta dai carabinieri durante un'indagine mirata

“Prosegue incessante  l’attività dei Carabinieri del Comando Provinciale di Siena volta a verificare la corretta percezione del reddito di cittadinanza. In tale contesto è stata intensificata la collaborazione tra le stazioni territoriali e i reparti speciali dell’Arma, nello specifico con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Siena.

Nell’ambito di tale campagna di controlli, i Carabinieri della Stazione di Asciano, dopo aver avviato una serie di verifiche, analizzando e incrociando i dati raccolti presso i competenti uffici amministrativi, hanno scoperto che 4 persone, tra cui alcune straniere, tutte residenti in quel Comune, hanno presentato istanza per percepire il reddito di cittadinanza senza averne diritto e, pertanto, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Siena.

La scoperta è stata fatta dai carabinieri durante un’indagine mirata, svolta in collaborazione con i militari del NIL di Siena, con il fine di verificare l’attendibilità delle dichiarazioni che le persone avevano rilasciato per ottenere il sostegno economico.

A questo proposito va ricordato che i cittadini stranieri per poter ricevere il sussidio devono autocertificare di avere il permesso di soggiorno in Italia di lungo periodo o la residenza in Italia da almeno 10anni, di cui gli ultimi 2 continuativi. Dai controlli incrociati, i carabinieri hanno constatato che gli indagati hanno prodotto autocertificazioni verosimilmente false, rimanendo, in realtà, per diverso tempo irreperibili sul territorio nazionale.

I 4 indagati, secondo quanto previsto dalla normativa, decaduti dal beneficio con efficacia retroattiva, dovranno restituire quanto indebitamente percepito per un totale complessivo pari a circa 25.000 euro”.

È doveroso rilevare che gli indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto e che la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo l’emissione di una sentenza passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale di presunzione di innocenza.

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