IL NATALE OLTRE AI CAPPOTTINI ROSSI

Inserita il 09-12-2015 - Oksiena

Luci, albero, addobbi e, soprattutto, la fiaba della Festa più bella. 

 

"E se invece venisse per davvero?

Se la preghiera, la letterina, il desiderio

espresso così, più che altro per gioco

venisse preso sul serio?

Se il regno della fiaba e del mistero

si avverasse?"

Così Dino Buzzati parla del Natale; molto spesso quando pensiamo a questo periodo facciamo riferimento alle lucine che invadono le strade, alle persone che si precipitano nei negozi per comprare regali ed addobbi, vediamo bambini con occhi grandi grandi pronti a conquistarsi con un sorrisetto il giocattolo dell’anno, in altre parole urliamo a gran voce: consumismo. E certamente, da qualche decennio a questa parte assistiamo al concetto legato al “comprare”; ma, se è vero questo, è altrettanto verosimile che il Natale, che la magia che si respira tra le persone, nelle strade, alle volte illuminate, altre un po’ buie, c’è. Passando per il Corso di Siena in questi giorni, oltre alle luci, aldilà dei cappottini rossi, ai giovani in festa perché per due settimane non sentiranno parlare di compiti in classe ed interrogazioni, mi viene in mente l’”Omino d’oro”, come eravamo abituati noi senesi a chiamarlo, il mimo che con la sua finta telecamera filmava i passanti. Era un artista di strada, faceva parte di Siena, la amava per tutto quello che questa meravigliosa città è, nelle sue forze e anche nelle contraddizioni. Poi mi viene anche in mente “Annina”, scomparsa da poco, contradaiola del Montone, fissata per qualche strana ragione coi “chiwawa”, sempre di corsa, sempre con il suo maglioncino a collo alto, la gonna e l’immancabile sigaretta. Insomma, secondo me Dino Buzzati ha ragione: durante il Natale, sia che siamo credenti o meno, qualcosa di fiabesco e di misterioso si apre in noi, forse una maggiore riflessione, un pensiero a chi è lontano, a chi non c’è più, poi c’è il desiderio di rivedere amici e parenti e voglio pensare, anzi ne sono sicura, che questa non sia ipocrisia, ma che tutti noi, per alcuni giorni all’anno abbiamo bisogno di essere meno arrabbiati, più fiduciosi, più positivi. Ed in fondo che male c’è nel credere in una fiaba, magari alla fine si avvera, o meglio, mentre siamo intenti a correre verso la nostra meta, il bello è già arrivato. Scriviamo la lettera a Babbo Natale, fa bene anche solo mettere una parola dopo l’altra, vedere cosa viene fuori, per conoscere i nostri desideri, per dirli. Il passaggio successivo è più impegnativo: abbiamo ancora, oramai adulti, il coraggio di imbucarla?

Chiara Lenzini

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