TAVERNARI: "VOGLIO RIPORTARE LA MENS SANA IN ALTO"

News inserita il 16-11-2016 - Mens sana Basket

A tu per tu con l'italo-brasiliano biancoverde. "Siamo un bel gruppo, possiamo crescere ancora. Siena città eccezionale"

 

 
 

Perso il primato in classifica, la Mens Sana si consola con il recupero di Jonathan Tavernari. Undici punti contro Legnano per il bomber carioca con passaporto (e non solo quello) italiano, autore di una “fiammata” (tre canestri pesanti) nel corso della ripresa, quando la squadra allenata da Giulio Griccioli era risalita da -14 a +2 cullando il sogno di un’impresa da prima della classe: segnali di risveglio assai importanti, per una pedina fondamentale nello scacchiere biancoverde, un giocatore di qualità ed esperienza che sembra essersi messo alle spalle la lunga convalescenza dal grave infortunio della scorsa primavera. “E’ stata una partita storta, sicuramente non l’abbiamo approcciata bene ma – mastica amaro Tavernari - alla fine sono stati certi dettagli a farcela sfuggire di mano.

Avevamo recuperato alla grande, purtroppo ci è mancato di prendere il largo nel momento migliore: qualche errore in attacco, una serata storta ai tiri liberi, palloni che potevano essere gestiti meglio e, dall’altra parte, ci hanno sempre puniti con canestri allo scadere, alcuni davvero pazzeschi. Non tolgo alcun merito a Legnano, che ha giocato una grande partita, ma poteva andare diversamente”.

Un passo falso che non inficia la classifica, visti i sei punti di vantaggio sulla zona-playout…

Non sono fra coloro che ogni giorno parlano della permanenza in A2 come dell’unico obiettivo che deve interessarci. Certo, è fondamentale mantenere la categoria ma si va sempre in campo per vincere, altrimenti non saremmo professionisti: oltretutto, vincendo, riportiamo la passione al palazzo e si può invogliare qualche brand a mettere il proprio nome bene in vista sulla maglia della Mens Sana. Abbiamo una grande fiducia nel lavoro che Marruganti e il nostro presidente Viviani stanno facendo per convincere un main sponsor a scegliere la Mens Sana, va da sé che le vittorie sul campo siano altrettanto un motivo di interesse per gli investitori.

Obiettivi, quindi, che diventano più ambiziosi per la fine della stagione?

Se a novembre siamo fra le prime quattro squadre del campionato, avendo perso solo due partite, si può credere che quando Tavernari farà finalmente canestro, quando il nostro grande capitano Flamini sarà messo nelle condizioni di buttarla dentro da fuori e quando Myers tirerà i liberi col 70%, saremo ancor più competitivi. Questo non vuol dire, oggi, che possiamo andare in Coppa Italia, ai playoff o essere promossi in serie A, significa però che dobbiamo credere nel lavoro che stiamo facendo e prendere coscienza dei margini di miglioramento che esistono.

Tavernari è tornato a fare canestro perché, finalmente, sta meglio?

Premesso che avrei preferito sbagliare tutti i tiri e vincere la partita, è vero, adesso mi sento bene. L’infortunio è alle spalle e per rientrare in condizione, in questi mesi a Siena, ho svolto un grande lavoro assieme a Giacomo Sorrentino (il preparatore atletico biancoverde, ndr), sottoponendomi a controlli della massa muscolare, ad una dieta specifica, ad allenamenti personalizzati. Comunque le mie ultime prestazioni sono state più un fatto di testa che di tenuta atletica: per un tiratore, vedere che la palla non va mai dentro diventa quasi un condizionamento mentale.

Siena, durante l’estate, è stata la tua prima scelta?

Quando mi sono infortunato, Agropoli stava viaggiando verso un playoff da protagonista e anche la mia stagione era stata super. Questo mi ha portato ad avere offerte da campionati esteri, ad esempio dalla Germania e dalla Spagna, ma pure dalla serie A italiana: ho scelto la Mens Sana parlando con Griccioli, un coach col quale esiste da tempo un rapporto di stima assoluta, nel momento in cui Siena mi ha cercato ho detto al mio procuratore che tutte le altre destinazioni non mi interessavano. La Mens Sana è sempre stata un sogno, i racconti di Viggiano, Nelson e Janning sull’ambiente e sull’atmosfera che si respira qui sono stati un plus a quei titoli che osservo ogni giorno, appesi al soffitto del palasport, e che mi fanno restare coi piedi per terra oltre a mettermi la carica per riportare, tutti assieme, questo club dove merita. Un club che è organizzatissimo: non credevo che, dopo i problemi degli ultimi anni, esistesse sempre una tale professionalità. Qui non devi pensare ad altro che a giocare, è una situazione ottimale.

La Mens Sana è l’ennesima tappa italiana del tuo percorso cestistico. Ormai ti senti italiano a tutti gli effetti?

Partiamo da lontano. I miei avi arrivarono in Brasile da Mantova, negli anni Venti del secolo scorso: lavoravano in un’industria del caffè, poi divenuta un’industria di liquori, e nel tempo hanno raccolto il frutto dei grandi sacrifici compiuti. Ci sono due strade intitolate ad un Tavernari, dove abito in Brasile: il  mio bisnonno era sindaco di quella comunità, da mio nonno ho appreso i valori e le abitudini italiane, oltre ad aver imparato la lingua. L’Italia è una seconda casa, gioco qui dal 2011 e, nell’unica annata in cui sono tornato in Brasile, mi sono mancate moltissimo le abitudini, la storia e la cultura italiana. A me come a mia moglie, del resto. Ci sono due cose fondamentali nella mia vita, la famiglia e la religione: Siena è la città che Dio ha scelto per noi in questo momento, e viverla è una benedizione per me, mia moglie e mio figlio, scopriamo ogni giorno luoghi e scorci magnifici, oltre ad apprezzare voi senesi per la cortesia e la simpatia con la quale ci accogliete.

Eppure la stagione trascorsa in Brasile, nel 2013, ti portò ad un passo dall’essere campione del mondo…

Quella col Pinheiros è stata una grande annata sul piano dei risultati, siamo arrivati a giocare la finale per il titolo brasiliano, abbiamo fatto strada nei tornei continentali e poi, è vero, c’è stata l’opportunità di confrontarsi coi clubs più forti del mondo e migliorare nel nostro modo di intendere il basket. La finale della World Cup contro l’Olympiacos ce la siamo giocata, tutto sommato, alla pari fino a quando un certo Spanoulis, non un giocatore qualunque, non ha iniziato a massacrarci col suo pick n’roll. Però io e mia moglie pensavamo sempre all’Italia, a tornare qui.

C’è stato anche un Jonathan Tavernari vestito di verdeoro, qualche anno fa…

Ho trovato spazio, ed è stato un onore per me, negli anni in cui le stelle del nostro basket non andavano a giocare per il Brasile. Oltre alla medaglia d’oro nella Fiba Americas del 2009, ricordo con grandissimo piacere l’aver fatto parte del gruppo che disputò i mondiali in Turchia: ero riserva a disposizione e non scesi mai in campo, ma l’esperienza fu eccezionale.

Come si spiega l’insuccesso dei cestisti brasiliani alle ultime Olimpiadi?

Purtroppo il torneo è andato al di sotto delle aspettative, vero, ma il discorso sarebbe molto lungo e più complesso. Ciò che è sotto gli occhi di tutti è la scarsa organizzazione a livello federale, perché il basket è uno sport molto popolare in Brasile eppure non si è in grado di reperire sponsor che ne affianchino la crescita in tutti i suoi aspetti: mancano la cultura del marketing ed un’adeguata programmazione economica che attirino brand importanti, ciò che ad esempio è riuscito, invece, alla nazionale di pallamano dopo i Giochi.

Hai una laurea in economia nel cassetto, e si sente. Stai preparandoti ad altro per il futuro lontano dal parquet?

Quando sono andato negli Usa, a Brigham Young, ho scelto di giocare a basket ma anche di costruire qualcosa di importante che mi permettesse di vivere una volta terminata la carriera di cestista. L’argomento economico mi ha sempre appassionato, anche dopo la laurea. In questi ultimi tempi ho fatto qualche investimento, che continuo a seguire: prima o poi il basket diventerà un ricordo e dovrò occuparmi di altro per vivere bene assieme alla mia famiglia.

Sui social arrivano immagini, dallo spogliatoio Mens Sana, di un Tavernari che a fine partita intona la Verbena…

Tutti la cantiamo. E’ un segnale per far capire a chi ci segue quanto ci siamo calati in questa esperienza e ciò che significa per noi essere la Mens Sana. Ci sentiamo senesi pur essendo arrivati qui da altri posti e con altre esperienze alle spalle: cantiamo la Verbena credendo in quelle parole, non è una questione di facciata, ed in questo i ragazzi come Bucarelli, Cappelletti e Masciarelli che qui già erano di casa ci hanno trasmesso valori e concetti importanti su quella frase, “La Mens Sana è una fede”, che non è certo un modo di dire qualsiasi. Dico sempre che se riusciamo a fare gruppo, e ci siamo riusciti davvero alla svelta considerando che siamo una squadra tutta nuova, e tutti insieme diamo un contributo tangibile, Siena si rialzerà e tornerà dove era pochi anni fa. Certo non dobbiamo avere fretta, la scalinata è lunga e i gradini vanno saliti uno alla volta.

Quindi i “senatori” Flamini e Tavernari ascoltano i suggerimenti del gruppo di ragazzini che li circondano?

Ascoltare i più giovani fa parte dell’essere un gruppo unito, non credo a chi si limita ad un semplice e freddo rapporto professionale all’interno di uno spogliatoio. Sono quasi il più vecchio? E’ vero, anzi sono pure l’unico sposato e con un figlio…ma per me siamo tutti sullo stesso piano, non conta l’età o il curriculum, altrimenti si corre il rischio di non essere compatti nei momenti difficili. Qui si è creato un feeling importante già in poche settimane, altrove mi è capitato di vivere situazioni diverse: a Scafati ad esempio eravamo un gruppo di giocatori già affermati, ma i rapporti umani erano limitati e questo si vedeva in partita.

Si avvicina la trasferta a Rieti. Con che spirito la state preparando?

Non esistono partite facili in questo campionato, ce lo dice sempre Giulio e ho imparato a rendermene conto negli anni. Rieti è in fiducia, perché ha vinto due gare in fila e vorrà allungare la striscia: hanno una buona squadra, conosco bene Casini, Pepper, Della Rosa, Di Prampero, e so che l’ambiente nel loro palazzo dà sempre una grande mano alla squadra. Stiamo lavorando per arrivare a Rieti pronti a disputare una partita solida per tutti i 40’, sarà importante reagire alla prima sconfitta casalinga della nostra stagione: dopo il k.o. di Scafati abbiamo reagito con quattro vittorie in fila, spero sia di buon auspicio.

Sarete seguiti da un buon numero di tifosi…

Vederli ci darà una grande carica. Io sono un giocatore che ama "chiamare" il tifo durante le partite, lo avrete notato, ma qui a Siena non ce n’è un grande bisogno perché i nostri tifosi sanno come incidere sulla partita. Averli al seguito sarà un supporto, oltre ad uno stimolo ulteriore per disputare una grande gara.

Matteo Tasso

foto Mens Sana Basket 1871

 

 

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