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CHE LA MORTE CI TROVI IN PIEDI, MA...

News inserita il 12-06-2014

Dalla finale che si avvicina troppo alla svelta, alla t-shirt del condottiero Crespi. Aspettando di capire meglio le strategie della Polisportiva per la Dnb

Di questi tempi, un anno fa (ma anche due, tre, quattro…si può contare fino a sette, poi ci sarebbe il 2004 da aggiungere per fare otto), la voglia di assistere alla finale e tifare Mens Sana era tale da chiedere al tempo di passare in fretta, più veloce della sua naturale cadenza, pur di arrivare alla prima palla a due della sfida. Oggi, è innegabile, tanta voglia di correre avanti non c’è: la smania, in realtà, è sempre la stessa ma l’idea che ogni giorno che passa sia un giorno in meno alla fine di questa storia, rende ogni piccolo e insignificante attimo trascorso un attimo perduto, anziché guadagnato. Strane, terribili sensazioni quotidiane con le quali conviviamo sulla strada che porta a Milano, sede delle prime due partite della serie che assegnerà il titolo 2013/2014. Poi si giocherà a Siena, ma non corriamo troppo, non è proprio il caso (…che la morte ci trovi in piedi, ma prendiamoci ancora un po’ di tempo)

Marco Crespi è un grande uomo, oltre che un eccellente coach. Il migliore in Italia quest’anno, solo Legabasket e gli addetti ai lavori che hanno interpellato non se ne sono accorti. Se è vero che la t-shirt “something different” indossata nel post gara-5 di semifinale raccoglie in pieno l’essenza di questa bellissima (sul campo) e al tempo stesso drammatica (fuori) stagione biancoverde, l’aver suggerito di fare altrettanto a chi sarà al palazzo nelle partite della finale è un gesto da vero condottiero di popolo, oltre che di giocatori:  il popolo sta rispondendo alla grande e non è un’idea fuori luogo pensare di rendere il vecchio impianto di viale Sclavo un’intera macchia di colore verde, un po’ come succede nelle moderne arene Nba, oltreoceano, quando si gioca per la conquista dell’anello. Something different, ordinatela se ancora non l’avete fatto: sportcentersiena@gmail.com (…che la morte ci trovi in piedi, ma con la t-shirt verde addosso)

Siena contro Milano, anzi Milano contro Siena. La finale più attesa dalle nostre parti, quella più temuta dalle parti di Assago. Si potrebbe scrivere un romanzo sugli intrecci, di uomini e di interessi, che negli ultimi anni hanno viaggiato su questo binario, sulla favola di chi arriva all’ultimo atto senza uno straccio di pronostico favorevole dopo aver cambiato tre volte fisionomia cestistica nel corso dell’anno convivendo con un club in fallimento e sul rischio di fare nuovamente un buco nell’acqua da parte di chi ha perso la Coppa Italia in casa sua, ha guardato altri giocare le finali di Eurolega in casa sua e si trova a a partire da casa sua per affrontare la finale scudetto. Probabilmente l’attenzione sarà spostata ad arte dai media su altre storie (i guai fisici di Daniel Hackett, le tante/troppe partite stagionali disputate dall’EA7, il pubblico scorretto del palasport di Siena, l’etica, la morale, i titoli da revocare, gli arbitri, il caldo e chissà cosa ancora), nella speranza di poter poi esplodere di gioia, tutti assieme, per il ritorno al successo della metropoli dopo diciotto anni di errori madornali. Razionalmente, non può che andare così. Altrimenti, come ripete un mio caro amico su Facebook da diverse settimane, c’è l’opzione #loscherzodelsecolo (…che la morte ci trovi in piedi, ma ci permetta prima una grassa risata)   

La Polisportiva, seppur in assenza di un quadro ancora delineato, iscriverà una compagine alla Dnb. Scendere di quattro categorie dopo aver dominato in Italia per 10 anni ed aver accarezzato più volte l’idea di vincere l’Eurolega sarà un colpo durissimo e non è una vittoria per nessuno, chi pensa il contrario è atterrato ieri da Marte. Al netto del sospiro di sollievo che può dare il pensiero di non ritrovarsi senza una prima squadra di nome Mens Sana, anzi Mens Sana 1871, e di non aver lasciato per strada parte dei ragazzi del settore giovanile (i campioncini se ne andranno altrove: discorso lungo e complesso l’appeal che può avere su certe famiglie, ma anche su certi tecnici, un club di quarta serie…magari ne riparliamo), tutto il resto è da chiarire. Dai termini dell’investimento alle professionalità che lo porteranno avanti, dal nome di chi andrà in panchina a quelli di chi sarà chiamato a scendere in campo. Si poteva aspirare almeno ad una Lega Silver? Se erano chiacchiere da bar, inutile continuare a farne, se invece c’era un progetto serio non si capisce perché, nell’era del social forum e della comunicazione globalizzata, nessuno sia riuscito a buttare giù anche sole due righe per spiegarlo meglio (…che la morte ci trovi in piedi, ma ci dica prima cosa c’è dopo la morte)

Matteo Tasso

 

 

 

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